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Diego Giovannini

9 luglio

Il Bergsteigerheim Langflue ( 2870m) non è certo il rifugio più bello che abbiamo visitato, l’atmosfera di “arrivo della funivia” si sente. Incontriamo tre italiani, uno di Lodi e due di Bassano. Michela, una graziosa insegnante di matematica, ci chiede, tra il nostro più grande imbarazzo, una dedica. Anche loro saranno della partita con l’Alpubel ( 4206m).
L’alba ci coglie sull’ultimo ripido pendio, il vento non si è calmato poi molto da ieri. La cima, un bel “polentone”, non ci riserva grandi sorprese se non un magnifico panorama sulle cime salite ieri. In basso, lungo le valli, la notte serpenteggia ancora, mentre ci avviamo verso il Mischabeljoch. La cresta che scende al passo è ancora inviolata, la troppa neve ha scoraggiato chiunque. Scendiamo con circospezione, attenti alle grandi cornici che sporgono nel vuoto. Qualche salto di roccia ci obbliga ad arrampicate o deviazioni.
Il bivacco (3851m) è una struttura sospesa in aria, una palafitta d’alta quota. Dei possenti pali di ferro tengono in aria questa esile figura di lamiera, al riparo di una costola rocciosa.
Proseguiamo oltre, le rocce della cresta sud-est che porta alla vetta del Taschhorn (4491m), sono calde, riscaldate da un sole che ha fatto capolino da un’oretta. Ci alziamo veloci, divertendoci, tra queste balze. La musica cambia però velocemente, quando, ci dobbiamo spostare sul versante nord della cresta. Un vento gelido ci tormenta, mentre le rocce lasciano il posto a cornici di neve a sbalzo sulla parete est. Il nostro è un avanzare lento, circospetto, alla ricerca del passaggio migliore, lungo questo chilometro e mezzo di cresta. Alle dieci calchiamo la cima del Taschhorn, convinti che il più sia fatto. Sbagliato! L’avventura ha inizio proprio oltre la croce di vetta.
Una lama di rasoio, che precipita verso il colle 400m più sotto, ci mostra tutta la sua pericolosità. E’solo un susseguirsi di rampe ghiacciate e salti di roccia, qualche calata in “doppia”e una buona dose di concentrazione. Quando raggiungiamo il colle tiriamo un sospiro di sollievo, ora, per lo meno si sale.
Franco, ci ricorda che proprio in questo punto, nel 2004 è sparito Patrick Berhault, l’ideatore di questa traversata, inghiottito da una cornice. E’ triste questo momento, ognuno di noi recita in silenzio una preghiera, in omaggio ad una grande figura sia di uomo che di alpinista. Ci alziamo in silenzio, credo che ciascuno di noi prosegua con un fotogramma in testa, una cornice che si spezza, una persona che precipita, travolta dal suo stesso sogno e da una corda non legata. Ci ricordiamo sempre a vicenda che la sicurezza è innanzitutto, ma i quattrocento metri di parete che affrontiamo lasciano solo spazio al pericolo e vani propositi.
Sono le tre del pomeriggio quando superiamo l’ultimo tratto roccioso. Il Dom de Mischabel ( 4545m) ci accoglie con la sua croce semi sommersa dalla neve. Non ci resta che inforcare gli scii. La neve è ancora dura per via del freddo e le gambe soffrono rassegnate le vibrazioni. Quaranta minuti dopo, una radler media, al Domhutte affoga tutta la nostra stanchezza e tensione.

Alpubel
Altezza: 4206m
Cime:
25
Dislivello piedi:
2.600m
Ore: 10.00

Taschhorn
Altezza: 4491m
Cime:
26
Dislivello piedi:
2.600m
Ore: 10.00

Dom
Altezza: 4545m
Cime:
27
Dislivello piedi:
2.600m
Ore: 10.00


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