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Diego Giovannini

 

...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio

19 aprile 2006: la falsa partenza!

Sono le cinque del mattino e la pioggia cade battente. Ci tiriamo giù dal letto in qualche maniera e dopo una veloce rinfrescata ci presentiamo nella hall dell’albergo per una frugale colazione. Fuori è ancora buio ma il rumore dell’acqua che corre lungo le grondaie e precipita al suolo in un rumore sordo e cupo non promette niente di buono. Il ticchettio è forte e persistente. Si parte lo stesso, alle cinque e trenta il pulmino è puntualmente fuori dall’hotel che ci aspetta. Non resta che caricare tutto il nostro bagaglio e poi via. Le strade sono stranamente deserte ed il buio è intenso. Non ci sono lampioni o luci nelle case, i veicoli sono rari, solo i fari del nostro minibas fendono il buio in uno slalom tra le enormi pozzanghere di acqua, fango e immondizia.
Basta mezz’ora ed ecco il giorno far capolino. Da queste parti l’alba dura solo qualche attimo, si passa in pochissimo tempo dal buio totale alla luce intensa del giorno. Il cielo è cupo e gonfio di pioggia. La trafila per arrivare al cancello d’imbarco prevede un paio di centinaia di metri trascinandoci dietro i nostri bagagli: duecento chili di ferraglia , vestiario e cibo. Per fortuna, da queste parti, c’è sempre un omino disposto per poche rupie a facilitarti la vita, e così il nostro bagaglio si intrufola, scivola sotto, si mimetizza e passa oltre.
La sala d’aspetto è gia super affollata, ieri non si è volato e la gente in partenza così si è accumulata.
Turisti, belli e vestiti alla moda, si mescolano ai nepalesi, uniti nella stessa attesa. Qualcuno è gia sul pulmino che porta ai piccoli aerei, qualcun altro è gia sul velivolo, ma la pioggia non smette e le nuvole rimangono dannatamente basse. Lo spiker annuncia gia i primi rinvii, mezz’ora, poi un’ora e via di questo passo. I chioschi, belli colorati e gonfi di ogni bendiddio, fanno affari d’oro. Chi un thè, chi una brioches, chi si accontentano di una bottiglia d’acqua o una coca cola, tanto per ammazzare il tempo. Le persone, che per la prima volta si trovano in Nepal, si notano subito. Nervose, non stanno mai ferme, si muovono avanti e in dietro come degli animali in gabbia, i volti sono tesi, non riescono a rassegnarsi all’evidenza. Il ritmo nepalese ha ancora da entrare in loro. Chi , invece, è avvezzo a questo tenore, se ne sta tranquillamente seduto o sdraiato in terra, un buon libro tra le mani, una lattina di birra a fianco e poi si vedrà.
Sono ormai le quattordici quando, come da copione, ci viene annunciato che i voli sono stati cancellati definitivamente. Non rimane che ritirare il bagaglio, farsi rimborsare il biglietto e ritirare i soldi della tassa d’imbarco. La lunga fila sconsolata e carica si avvia lentamente verso l’uscita.
La ciliegina sulla torta è che domani è sciopero generale e non si vola.

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