...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio
20 aprile 2006: sciopero generale!
Sono le otto quando ci svegliamo e che ci sia qualche cosa di strano
lo percepiamo subito. Dalla strada sotto di noi non giunge alcun suono.
Ne auto, ne biciclette ne rumore di passi. È tutto chiuso,
un interminabile via di serrande abbassate, che coi loro colori diversi
creano un quadro astratto. Una colazione assaporata pia piano, anche
se incominciano a mancare frutta e verdura per le difficoltà
di approvvigionamento, e poi usciamo. La strade sono in balia dei
cani randagi, cani vecchi e cani giovani che si azzuffano per il territorio,
con inseguimenti furiosi e lotte all’ultimo sangue. Cani che
portano i segni della strada, morsi, zampe storte o mancanti, orecchie
morsicate e pelo trasandato. Hanno però tutti lo stesso colore,
quello della terra e della polvere.
Le montagne di spazzatura, accumulatasi ormai da diversi giorni, sono
passate al setaccio da piccoli individui attenti. Bambini, dai quattro
ai dieci anni, frugano certosini in questo ammasso puzzolente. Trascinano
un sacco di iuta con tutti i loro averi: lattine vuote, spazzolini
rotti, un pallone sgonfiato, una scarpa singola. Sporchi all’inverosimile,
ti sorridono con certi occhioni che spuntano da un volto incrostato
di sudiciume e di ferite secche. Sono neri come il fango, hanno i
loro abiti cuciti addosso dallo sporco, ma corrono felici dietro ad
un vecchio pallone. Dividono quel poco che hanno coi cani randagi
e dormono ai bordi della strada uno affianco all’altro, non
ci sono adulti nel gruppo. Il coprifuoco a regalato loro il dominio
delle strade e delle vie. Ai poliziotti ed ai soldati, posti ogni
cento metri, non importa niente di loro. Non sono considerati pericolosi,
nemmeno esseri umani, tanto meno dei nepalesi, non possiedono ne la
carta d’identità, ne dei diritti. Esseri generalmente
invisibili, con abiti che si mimetizzano perfettamente coi vicoli
bui, escono solo col favore delle tenebre, ma oggi possono finalmente
godersi il calore del sole giocando a pallone come bimbi normali.
Fa tenerezza vedere che esiste ancora gioia tra di loro e che i loro
occhi non sono spenti nonostante la loro condizione di povertà.
Non riusciamo a muoverci molto, i soldati ci fermano continuamente,
ci vietano certe vie e le macchine fotografiche. Oggi sono giunte
in città 500.000 persone per protestare contro la tirannia
e il Re ha imposto il coprifuoco. La manifestazione rimane sempre
distante, un suono cupo lontano, il nostro quartiere è per
lo più tranquillo ma ci è vietato uscirne. I pochi turisti
che hanno abbandonato la sicurezza dei loro alberghi girano sconsolati
e guardinghi. Ci si saluta con un’espressione strana sul viso,
come di rammarico per i bei giorni passati lungo questi rioni pieni
di luci , suoni e persone.
Ci ritroviamo con Fabio seduti sui gradini di un negozio, naturalmente
chiuso, con difronte a noi un manipolo di giovani soldati e soldatesse
bardati di tutto punto, anche loro seduti, a fronteggiarci, sotto
un sole cocente, in un duello del tipo” che ci facciamo noi
qua ?”
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