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Diego Giovannini

 

...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio

25 aprile 2006: la meta per oggi è il Campo Base dell’Ama Dablam

Il sentiero passa in mezzo al paese di Pamboche, e la neve, caduta leggera questa notte, imbianca tutto. Solo il sentiero è nero, color della terra bagnata, dove la neve è sparita, sciolta dai passi silenziosi dei portatori in infradito che da molte ore sono in movimento. Una traccia stretta, fatta di un passo avanti all’altro, minimalista se vogliamo. Tutto il resto è bianco, coi primi vapori che si alzano timidi dal terreno e dai tetti delle case, riscaldati dai primi raggi di sole che fanno capolino da dietro la nostra montagna.


Il sentiero prosegue ora sul fondo della valle, un ponte in ferro permette di transitare oltre questo fiume borbottante, la sua furia è ancora lungi a venire. Solo quando il grande caldo si farà sentire in alto, le sue acque limacciose rimbomberanno lungo questa stretta valle rendendo giustizia alla sua forza. Ora possiamo gustarci il verde smeraldo di acque placide, che si portano a valle silenziose, senza fretta, turiste anche loro come noi.
Il sentiero, o meglio, la traccia, sale ora a zig-zag lungo il fianco nord della collina. Le antiche betulle, di un color non più bianco ma giallognolo, allungano i loro rami, ricoperti da lunghi licheni verdastri, fino a formare un intricato groviglio. Loro vivono coi licheni, delle lunghe barbe che possono arrivare fino a terra, una specie di coperta calda e soffice. Una simbiosi di anni, di uno stare bene insieme e di molti inverni condivisi riscaldandosi a vicenda. Quattrocento metri più su, la vegetazione lasci il posto ai pascoli ed alla morena. La neve si nasconde dietro ai sassi, assumendo la loro stessa forma. Si difende dai forti raggi del sole diventando un tutt’uno con la loro ombra. Una simbiosi perfetta, di giorno il sasso regala la forma alla neve, la sera, quando il sole è sparito, la neve restituisce al sasso la forma della sua ombra.


Il passo si fa più lento, la quota incomincia a farsi sentire, ma la gioia di poter finalmente entrare in azione ci fa mettere la quarta. La neve, ora, ci arriva al polpaccio, ed il sole inclemente non facilita il cammino. Si scivola facilmente lungo questa pista, un misto di neve fradicia e fango, ma dove portatori equilibristi riescono tranquillamente a proseguire come niente fosse.
Un ampio anfiteatro si apre dinanzi a noi. Alcuni puntini colorati hanno gia occupato i posti migliori, la zona più asciutta o più vicina all’acqua corrente. Le tende di due spedizioni, che ci hanno preceduto, sono gia piazzate. Non resta che rimboccarci le maniche e spalare la neve per ottenere delle piazzole asciutte. Un piccolo dosso che ci protegga dai venti e dei buoni ancoraggi alle nostre tende ed il campo è pronto.
Una minestra fumante è l’augurio di “ben venuti”da parte del nostro cuoco Gokul.

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