...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio
28 aprile 2006: finalmente in azione
L’alba
ci coglie lungo il filo della morena. I picchi all’orizzonte
si tingono di rosso, lentamente, senza fretta. Il colore scende dalla
cima, giù lungo i fianchi, in pennellate eleganti e precise.
Non ci si abitua mai a questo spettacolo, a questa meraviglia della
natura. Ad ovest il cielo è ancora nero ed il nostro incedere
è veloce e sereno. Non parliamo, in questi frangenti le parole
sarebbero solo dei suoni inutili. Solo pensieri liberi di volare,
sensazioni personali, delicate. Momenti di tranquillità interiore
dove l’ essere soli con se stessi è la cosa che più
appaga. L’aria, povera di ossigeno, si fa sentire . I polmoni
pompano a pieno regime facendo il proprio lavoro. Ci alterniamo in
testa, a momenti sono io a fare l’andatura, altri è Fabio.
Passano le ore, mentre il nostro altimetro ci rassicura sul fatto
che stiamo salendo. L’idea di oggi è di andare avanti
ad oltranza, così, tanto per prendere coscienza della nostra
condizione fisica e prendere visione delle difficoltà della
montagna.
Rispetto
a due giorni fa siamo gia molto più veloci segno che l’acclimatamento
sta procedendo bene. Non sono passate neanche tre ore che siamo gia
in prossimità delle tende del campo1 a 5600m. Un posto magnifico,
un cocuzzolo con una vista stupenda. L’unico inconveniente è
che il posto è molto ripido e così le tende sono lì,
appese, pronte a scivolare a valle, trattenute solo da pezzi di corda
ancorata a grossi massi. Non dev’essere molto comodo dormire
in questa situazione, col baricentro puntato sempre a valle. Alcuni
alpinisti hanno trascorso la notte qua e quando li raggiungiamo, li
troviamo intenti a preparare la colazione. Fornelletti che tossiscono
in continuazione- la mancanza di ossigeno la sentono anche loro-,
l’acqua che bolle a ottanta gradi, la pasta che diventa colla,
questa è la cucina in quota, ma l’arte di arrangiarsi
ha messo a punto delle tecniche sofisticatissime. Una graziosa ragazza
svizzera, fa capolino da una tenda gialla, offrendoci un cioccolatino,
naturalmente svizzero. Tiriamo il fiato, bevutina, quattro chiacchiere
internazionali
e poi via. Da questo punto in poi le cose cambiamo, incominciano a
farsi serie. Se fino al campo1 il percorso è stata una lunga
e ripida camminata, ora, quello che ci aspetta è una lunga,
ripida ed esposta cresta di roccia e ghiaccio. Casco, imbraco, piccozza
è il nuovo abbigliamento, i ramponi li teniamo riposti nello
zaino poiché, le lisce placche di granito giallo, sarebbero
un problema se superate coi ferri ai piedi. La parete si fa subito
esposta, la traccia, lasciata da due sherpa partiti qualche ora prima,
taglia un costone di neve che precipita per qualche migliaio di metri.
Ora la neve si alterna a blocchi di granito in un susseguirsi di salti
ripidi ed esposti. Procediamo spediti e sicuri, l’esperienza
di entrambi su questo tipo di terreno ci viene in aiuto. La corda
la porto nello zaino, per ora procediamo slegati. I punti più
esposti sono stati attrezzati nei giorni scorsi dagli sherpa di una
spedizione svizzera e così si viaggia tranquilli. Questa cresta
non vuole proprio finire, uno spuntone e subito dopo un altro, una
parete verticale, un monolite da aggirare. Un labirinto con vista,
che passa da un lato all’altro della parete. Sono due ore che
arrampichiamo e finalmente scorgiamo i due sherpa che ci precedevano,
intenti a fissare una corda fissa.
Ormai
siamo in prossimità del campo due, una piattaforma di due metri
per due, a strapiombo sul nulla. Per oggi basta, un attimo di pausa
per sgranocchiare qualcosa, un attenta valutazione del resto del percorso
e poi giù. Corde doppie si alternano a tratti di arrampicata,
traversi su placche lisce a tratti di neve ma in meno di quaranta
minuti siamo in vista del campo1. depositiamo sotto un sasso una parte
di materiale e via. Scendiamo spensierati, scambiandoci sensazioni.
Si parla del più e del meno quando ecco due persone venirci
incontro. Sono Pepe e Adriana, due cari amici spagnoli di Fabio, che
sono riusciti a scovarci in mezzo a queste montagne.
Ora siamo in quattro in discesa e il tempo passa veloce. Un pezzo
di bresaola “Bordoni” , grana e thè, si alternano
sulla tavola, mentre il sole si abbassa infiammando l’orizzonte.
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