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Diego Giovannini

 

...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio

28 aprile 2006: finalmente in azione

 L’alba ci coglie lungo il filo della morena. I picchi all’orizzonte si tingono di rosso, lentamente, senza fretta. Il colore scende dalla cima, giù lungo i fianchi, in pennellate eleganti e precise. Non ci si abitua mai a questo spettacolo, a questa meraviglia della natura. Ad ovest il cielo è ancora nero ed il nostro incedere è veloce e sereno. Non parliamo, in questi frangenti le parole sarebbero solo dei suoni inutili. Solo pensieri liberi di volare, sensazioni personali, delicate. Momenti di tranquillità interiore dove l’ essere soli con se stessi è la cosa che più appaga. L’aria, povera di ossigeno, si fa sentire . I polmoni pompano a pieno regime facendo il proprio lavoro. Ci alterniamo in testa, a momenti sono io a fare l’andatura, altri è Fabio. Passano le ore, mentre il nostro altimetro ci rassicura sul fatto che stiamo salendo. L’idea di oggi è di andare avanti ad oltranza, così, tanto per prendere coscienza della nostra condizione fisica e prendere visione delle difficoltà della montagna.
 Rispetto a due giorni fa siamo gia molto più veloci segno che l’acclimatamento sta procedendo bene. Non sono passate neanche tre ore che siamo gia in prossimità delle tende del campo1 a 5600m. Un posto magnifico, un cocuzzolo con una vista stupenda. L’unico inconveniente è che il posto è molto ripido e così le tende sono lì, appese, pronte a scivolare a valle, trattenute solo da pezzi di corda ancorata a grossi massi. Non dev’essere molto comodo dormire in questa situazione, col baricentro puntato sempre a valle. Alcuni alpinisti hanno trascorso la notte qua e quando li raggiungiamo, li troviamo intenti a preparare la colazione. Fornelletti che tossiscono in continuazione- la mancanza di ossigeno la sentono anche loro-, l’acqua che bolle a ottanta gradi, la pasta che diventa colla, questa è la cucina in quota, ma l’arte di arrangiarsi ha messo a punto delle tecniche sofisticatissime. Una graziosa ragazza svizzera, fa capolino da una tenda gialla, offrendoci un cioccolatino, naturalmente svizzero. Tiriamo il fiato, bevutina, quattro chiacchiere  internazionali e poi via. Da questo punto in poi le cose cambiamo, incominciano a farsi serie. Se fino al campo1 il percorso è stata una lunga e ripida camminata, ora, quello che ci aspetta è una lunga, ripida ed esposta cresta di roccia e ghiaccio. Casco, imbraco, piccozza è il nuovo abbigliamento, i ramponi li teniamo riposti nello zaino poiché, le lisce placche di granito giallo, sarebbero un problema se superate coi ferri ai piedi. La parete si fa subito esposta, la traccia, lasciata da due sherpa partiti qualche ora prima, taglia un costone di neve che precipita per qualche migliaio di metri. Ora la neve si alterna a blocchi di granito in un susseguirsi di salti ripidi ed esposti. Procediamo spediti e sicuri, l’esperienza di entrambi su questo tipo di terreno ci viene in aiuto. La corda la porto nello zaino, per ora procediamo slegati. I punti più esposti sono stati attrezzati nei giorni scorsi dagli sherpa di una spedizione svizzera e così si viaggia tranquilli. Questa cresta non vuole proprio finire, uno spuntone e subito dopo un altro, una parete verticale, un monolite da aggirare. Un labirinto con vista, che passa da un lato all’altro della parete. Sono due ore che arrampichiamo e finalmente scorgiamo i due sherpa che ci precedevano, intenti a fissare una corda fissa.  Ormai siamo in prossimità del campo due, una piattaforma di due metri per due, a strapiombo sul nulla. Per oggi basta, un attimo di pausa per sgranocchiare qualcosa, un attenta valutazione del resto del percorso e poi giù. Corde doppie si alternano a tratti di arrampicata, traversi su placche lisce a tratti di neve ma in meno di quaranta minuti siamo in vista del campo1. depositiamo sotto un sasso una parte di materiale e via. Scendiamo spensierati, scambiandoci sensazioni. Si parla del più e del meno quando ecco due persone venirci incontro. Sono Pepe e Adriana, due cari amici spagnoli di Fabio, che sono riusciti a scovarci in mezzo a queste montagne.
Ora siamo in quattro in discesa e il tempo passa veloce. Un pezzo di bresaola “Bordoni” , grana e thè, si alternano sulla tavola, mentre il sole si abbassa infiammando l’orizzonte.

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