...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio
03 maggio 2006: le lunghe giornate al campo base
Lo
so, la vita da spedizione è anche questa: lunghe giornate al
campo base ad inseguire le nuvole con lo sguardo. Faccio fatica ad
abituarmici. Le ore passano lente ed è il rumore delle pagine
lette, che giro con fare automatico, a scandire il ritmo del mio tempo.
Leggo volentieri, sdraiato su un materassino, mi crogiolo al tepore
di questo sole che scalda poco, ma brucia. I raggi UV sono grandi
come sassi da queste parti, le labbra si screpolano velocemente, gonfiandosi
come salsicciotti, e la pelle passa in un battibaleno da un rosso
aragosta ad un misero strato di cellule morte che si staccano a strati.
La crema solare vale poco, il riverbero è molto intenso, soprattutto
questa mattina, che si è presentata tutta bianca. Durante la
notte, un intensa nevicata, ha imbiancato tutto, tende, sassi, yak
e forse qualche alpinista ritardatario. Spalo un po di questa polvere
bianca, che tra non molto, col sopraggiungere del sole, diventerà
una pappa di fango e granita al cioccolato.
La colazione è gia pronta in tavola, ma prima, come dei bravi
bambini, ci laviamo. Una bacinella riempita di tiepida acqua ci aspetta
all’entrata della tenda mensa. Mi piace lavarmi, ma con la tecnica
dei gatti: una veloce stropicciata ad occhi ed orecchi e poi via.
Le fette di pane tostato fanno bella mostra di sé, bruciate
quanto basta, aspettano solo di essere assaporate. Ogni tanto è
una bella torta, quella che ci aspetta al mattino. Il nostro cuoco,
Gokul, ha lavorato tutta la notte per infornarla e così, al
mattino, possiamo gustarci un po’ di “sapore di casa”,
con un profumo che ha ricordi lontani migliaia di chilometri . Il
thè non manca mai, una thermos di quattro litri occupa sempre
un posto di prestigio. Decorata con fiori e scritte cinesi, rallegra
la tavola.
si mangia!
Fuori
, una coppia di ”galline”, una specie
di fagiano gigante, maschio e femmina, hanno gia intonato da un pezzo
il loro concerto. Gironzolano come animali domestici, non disdegnano
qualche incursione nella nostra tenda, alla ricerca di qualche briciola
caduta e, come le galline, se ne fregano di noi.
due galline
La mattina prevede sempre una ginnastica rigenerante, qualche ora di corsa leggera lungo i fianchi di queste montagne. Delle volte saliamo, altre, ci abbassiamo in valle, lungo i sentieri dei trekkers, in visita a villaggi più lontani. La gente ci guarda strani, i local peapol, ci seguono con lo sguardo chiedendosi chi ce lo fa fare di correre, mentre i trekkers, ci guardano chiedendosi come diavolo facciamo a correre a queste quote. Ma la corsa è qualcosa che abbiamo dentro, un sentirsi leggeri, con quella voglia di andare veloci, saltando di sasso in sasso, lungo sentieri appena accennati. L’acclimatamento sta dando i suoi frutti e quel fiatone dei primi giorni, ha lasciato il posto ad un respiro regolare. I polmoni non gridano più, si accontentano del poco ossigeno che c’è e se lo fanno bastare. Le gambe sono ritornate toniche e pronte a scattare. Non sembra vero, ma in pochi giorni siamo riusciti a dimezzare i tempi di alcune salite fatte nei giorni precedenti, segno che il nostro programma di allenamento sta funzionando.
Lo sguardo non cessa mai di seguire la nostra cresta, il nostro viaggio-sogno verso l’alto. La neve ha reso la montagna ancora più bella. Una dama dall’abito bianco e dal volto pulito. Non dobbiamo avere fretta, dobbiamo ponderare bene i nostri sforzi poiché arrivare in cima non sarà una passeggiata. Il meteo, purtroppo, prevede alcuni giorni di neve e forte vento e così siamo costretti a rimandare la nostra salita.
Oggi, sono salito fino al campo intermedio, per dare un’occhiata
più da vicino alla parete, ma le lenti del mio binocolo, mi
hanno riflesso solo neve alta e placche smaltate.
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