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Diego Giovannini

 

...un sognare lungo tre Cime - Diario di viaggio

10 maggio 2006: campo base del Pumori

Campo base Pumori

La spiaggia è bianca, di una sabbia finissima, che al sole del mezzogiorno riflette una luce intensissima che mi obbliga a infilarmi gli occhiali da sole. I due laghi sono adagiati in una conca, circondata da enormi fronti di morena. Mancherebbe solo l’ombrellone da sole e potremmo essere trasportati in un attimo su qualche spiaggia tropicale, ma il ghiaccio attanaglia le acque che non possono riflettere l’imponente parete del Pumori. Intrappolate dal morso del freddo. La piana è deserta, solo quattro puntini gialli, le nostre tende, colorano questa tonalità grigio bianca.
Le tre spedizioni che ci hanno preceduto se ne sono andate, scacciate dalle continue scariche di ghiaccio di questa montagna severa, ma allo stesso modo affascinante. La via di salita serpenteggia tra enormi seracchi, in bilico sul nulla, dove nemmeno la fisica li vorrebbe. Fantastiche vele di ghiaccio verde-grigio a graffiare il profilo di questa enorme parete. Se ne stanno lì, sospese sul nulla, sentinelle attente, guardiane del passaggio verso l’alto.

Col binocolo scrutiamo la via di salita e la cosa non ci tranquillizza. In alternativa abbiamo lo spigolo nord-ovest, più sicuro, ma la via è tutto ghiaccio e noi disponiamo solo di cento metri di corda e qualche chiodo da ghiaccio e la cosa penso non sia fattibile.
Domani tenteremo di raggiungere il campo 2 per vedere il proseguo della via e decideremo il datarsi.

Pumori
Questa montagna fa paura.

 Al campo, il memorial delle vittime di questa parete, fa pensare. Negli ultimi cinque anni, il Pumori, si è preso una decina di alpinisti. Le scarne steli riportanti la data ed il nome dei caduti, sovrastano gli Stupa eretti in loro ricordo. Enormi mucchi di sassi che svettano verso il cielo, quel cielo custode del cuore di chi da lassù non è mai ritornato. Compagni di una passione che ci morde dentro, che ci spinge dove, molte volte, il buon senso non vorrebbe. Non mi fanno paura queste tombe, non rappresentano per me la fine di tutto, ma una testimonianza grande, di chi ha avuto il coraggio di inseguire i suoi sogni. Non sono gli anni vissuti a dar valore alla vita, ma” come” si sono vissuti. Troppe volte tiriamo a campare, aspettando gli anni a venire per decidere della nostra vita, lasciandoci sfuggire quegli attimi, piccoli, ma importantissimi.
Quando, voltandoci indietro, vedremo la nostra vita, come una strada piatta ed uniforme, allora si, che scopriremo di essere morti molti anni fa.

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