BROAD PEAK: IL DIARIO
23 giugno 2005 - verso Chillas
Il suono del telefono ci strappa da un sonno pesante, annaspo in
cerca della cornetta mentre Massimiliano tira dritto. E’ la
reception che ci da la sveglia. Sono solo le 5.30 del mattino, ma
oggi è giorno di partenza. Colazione veloce
e poi in fila per caricare i nostri bagagli. L’autista stiva
il portapacchi, il sedile posteriore, quello un pò più
avanti fino a gettare la spugna. Tutto non ci sta, o noi o i bagagli.
Siamo in otto più l’ufficiale di collegamento più
un accompagnatore più una montagna di roba.
6.30 si parte ma all’appello manca Gianni. Il Pakistan sta chiedendo
il suo prezzo e da queste parti si paga con una moneta corrente che
si chiama” dissenteria”. L’unico che è stato
attento a tutto, niente verdura o frutta, niente gelato o bevande
strane, sta versando la sua parte. Camera – bus….bus-camera,
ormai i pantaloni li tiene in mano per far prima.
La strada è sempre la solita, lunga, lunghissima. L’aria
condizionata ha già perso in partenza la sua battaglia col
caldo che sta entrando da tutte le parti, incollati al sedile abbiamo
tutto, maglietta, pantaloni, schiena e sedere. Fuori non si muove
niente, ne aria, ne persone ne animali. Come statuine del presepio
vedo ogni tanto qualche contadino o qualche bestia immobile,in mezzo
alla strada, al riparo di un fazzoletto d’ombra. Nemmeno quando
piombiamo a tutta velocità su di loro coi nostri potenti mezzi
danno segno di cedimento, il suono del clacson non li disturba, la
loro figura rimane ferma mentre rimpiccioliscono nello specchietto
retrovisore.
Sul pulmino dormiamo tutti, tranne forse l’autista. Ogni tanto
qualche brusca frenata o un cratere dove ci infiliamo a quattro ruote
ci riporta in vita, ma vi assicuro che con questo autista dormire
è per il cuore molto salutare. Tenere gli occhi aperti ti obbliga
a più di un irrigidimento e le dita piantate nel sedile alla
lunga fan male.
Sono le 21.00 quando finalmente ci appaiono le luci di Chillas, per
oggi le fatiche sono terminate.





