BROAD PEAK: IL DIARIO
26 giugno 2005 - Skardu- Askole
Venti uomini, una corda ed una jeep. Loro, i portatori baltì,
non ci hanno pensato due volte e la jeep se la sono tirata su di peso.
La strada, la solita Ranger Road” è sparita per un tratto,
mangiata dai soliti torrenti in piena che da questa parte crescono
come i funghi. La lunga fila di mezzi aspettano il loro turno per
passare ma il muro che si è creato risulta loro insormontabile.
Una sgommata, le ruote che girano a vuoto su questo terreno ed il
differenziale che tocca per terra. Tirare, non rimane che tirare e
loro, i Baltì, lo fanno con trasporto e noi per ringraziare
applaudiamo ad ogni jeep recuperata…..e poi via. Strettoie,precipizi,
frane, guadi, un susseguirsi ininterrotto di problemi.
Inshaallaha, “ se Dio vuole” passeremo è questa
la frase preferita del nostro autista.
Sguardo attento, nervi saldi,concentrato sulla guida fa di tutto per
non sbagliare, una piccola deviazione di percorso ci sarebbe fatale.
Il fiume Braldù, con le sue acque nere di fango, scorre tempestoso
laggiù,lontanissimo, in questa gola profonda.
La strada taglia pendii, supera il fiume su esili ponti sospesi, guada
torrenti in piena ma la sua larghezza non supera mai quella della
jeep. L’hanno costruita al risparmio, stretta, strettissima,
da una parte la roccia accarezza lo specchietto retrovisore, dall’altra
la ruota corre sul ciglio della strada e sotto centinaia di metri
di baratro.
Bisogna essere fatalisti, lasciare al destino la propria sorte per
gustarsi il tragitto. Il nostro mezzo perde acqua dal radiatore obbligandoci
a frequenti soste per rimpinguare il tutto. Delle volte un enorme
sbuffo corre in contro al volto dell’autista quando incautamente
apre il tappo. L’acqua usata è quella locale, quella
dei torrenti in piena, meta sabbia, mata acqua.
Queste jeep sono veramente dei mezzi eccezionali, due giri di fil
di ferro assicurano il loro stare in sieme. Ruote liscie dove il battistrada
è solo un lontano ricordo, l’ombra di un disegno appena
accennato. Ma la strada continua…i chilometri scorrono lenti,
la media è sui 10km/h, un quasi andare a piedi.
La strada bianca è ricoperta da uno spesso strato di polvere
finissima,quasi talco. Un'unica nuvola bianca ci avvolge continuamente,
la lunga fila di mezzi non le lascia il tempo di depositarsi e così
si viaggia come in Val Padana d’inverno: visibilità zero.
Mi giro ad osservare Gianni e Massimiliano, loro viaggiano sul sedile
posteriore con l’aria dritta in faccia .Berretto calcato in
testa, occhiali da sole ed un fular che copre il viso mi ricordano
due banditi usciti da qualche film comico. Impolverati fino alle ossa
, di un bianco uniforme, quattro occhi languidi che osservano rassegnati
la nuvola di polvere.
Guado,grossa buca con strettoia col nostro autista che canna la manovra
col risultato di ritrovarci con la jeep ferma e spenta proprio in
mezzo al quado.
Con sguardo da cane bastonato in cerca di comprensione ci chiede con
un filo di voce se possiamo buttare la macchina visto che la batteria
è un opzional. Guardo fuori, l’acqua raggiunge il fondo
del mezzo, malgrado tutto scendiamo ma lo spinger è solo una
proforma. Non riusciamo nemmeno a spostarla di pochi centimetri. Non
ci resta che aspettare….aspettare ed ecco arrivare i “nostri”.
Venti portatori a spingere, con l’acqua alle ginocchia e la
jeep vola, esce come d’incanto dal torrente.
Trenta minuti ci separano da Askole e come cigliegina sulla torta
parte la frizione. “ Sorry” è il laconico lamento
del “Driver”. La mezz’ora successiva ci vede, nostro
malgrado, arrancare lungo l’ultima rampa che conduce al villaggio





