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Diego Giovannini

BROAD PEAK: IL DIARIO

27 giugno 2005 - Askole- Jula

Finita la pacchia, mi dicono Diego e Gianni, che da ora in poi chiamerò gli “ esperti” visto che da queste parti ci sono passati più volte. Perché rispondo io, perché ora il cammino delle jeep, se le vogliamo definire tali, è finito ed inizia il nostro, il quale sarà lungo e faticoso visto che dovremmo percorrere più di 100 km fra valli, sentieri, guadi e morene per arrivare al campo base del Broa Peak , quota 5000m.
Deciso in perfetta democrazia scriveremo il diario un giorno per ciascuno per tenere impegnato non solo il fisico ma anche il cervello, caricandolo al sole lungo il percorso come dei pannelli fotovoltaici e scaricandolo la sera con carta e penna.
Oggi tocca a me descrivere questa tappa che dal villaggio di Askole in poco più di 20 km ci condurrà al campo di Jula a circa 3000m di quota.
Sono le 4,00 di mattina ed i portatori si fanno sentire urlando e litigando per chi porterà il carico più leggero o meno ingombrante ma non c’è scampo, il verdetto è fatto, la guida ed il nostro ufficiale assegnano a ciascuno il loro carico che va dai 30 ai 40kg. Intanto i trekkers ed gli alpinisti si abbuffano della colazione fatta di uova, ciapati, marmellata, caffelatte solubili e the green o black per caricare le batterie sufficienti per la tappa. Gli “esperti” mi dicono che dal campo è meglio non partire finche i nostri 11 bidoni non sono stati prelevati dai portatori evitando così il disguido che qualche bidone non arrivi a destinazione. Ok!, sono le ore 8,30, l’ultimo bidone è sulle spalle dell’ultimo portatore, si può finalmente partire.
Il sentiero è pianeggiante, le gambe sembrano rispondere bene ai comandi, la temperatura è di circa 25°C, indossiamo pantaloncini ¾, scarpe da ginnastica, cappello, occhiali da sole e zaino, sembriamo delle belle statuine rispetto ai portatori che con dei vestiti stracciati,” che non si cambieranno mai”, un paio di scarpe interamente in gomma, un berretto di lana e senza calzini ci accompagneranno per tutto il tragitto.
Son passate poche ore , la temperatura si alza a circa 40°C e camminando in una sabbia finissima, la fatica si fa sentire, ma l’importante, dicono gli “esperti” è bere molto, andare lentamente e godersi il panorama, che per me nuovo da queste parti appare veramente affascinante.
Incominciamo ad intravedere le prime montagne che , come un miraggio, appaiono improvvisamente dietro le morene, colpendomi per le loro guglie appuntite e innevate di circa 5000-6000m. il sentiero va su e giù affiancato dal grosso fiume che scende dal ghiacciaio del Baltoro, sono le 12,00, gli “esperti “ dicono che siamo a meta strada. Una pausa pranzo fatta di pietanze tipiche pakistane e poi via verso queste splendide vallate. Le montagne non mostrano più solo la loro punta ma si lasciano ammirare quasi interamente facendoci capire, come una stella cometa, che questa è la strada giusta.
Ci siamo, sono le ore 16,00, nel campo vedo dei box in vetroresina con deli oblò come finestra. Ma siamo su Marte o in Pakistan? Gli “esperti” mi dicono che sono dei box doccia e bagno fatti dagli europei per tener pulito il campo e l’ambiente. Ok! Non ho le allucinazioni, sto bene ed anche per oggi la fatica è finita.

Massimiliano

 


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