BROAD PEAK: IL DIARIO
30 giugno 2005 - Sopravvissuti
La ripresa è molto bella , il mulo col suo conducente, sullo
sfondo le Cattedrali Del Baltoro e quella luce magica del primo mattino.
Le urla di Massimiliano, “ sassi !!!“
, mi arrivano in ritardo. Mi giro, ma ormai mi sono addosso; mi metto
a correre alla ricerca di un masso abbastanza grande da infilarmici
sotto ma è tutto un susseguirsi di attimi, di fotogrammi. Lo
vedo arrivare con la coda dell’ occhio, rimbalza e mi è
addosso in una frazione di secondo. Il colpo dietro alla gamba è
tremendo e mi ritrovo a faccia a terra mentre tutto in torno la granarola
di sassi si frantuma in mille schegge.
E’ finita, è questo che penso, attimi lunghissimi, a
rallentatore per aspettarmi il colpo finale. Mi trascino fino ad un
grosso masso e mi ci infilo sotto mentre la musica continua, la pioggia
di sassi rimbalza, rotola, si schianta in un frastuono assordante.
Poi il silenzio, la quiete, nemmeno il rumore del torrente li vicino,
solo la polvere che si alza, una polvere marrone che si dirada lentamente.
Provo ad alzarmi in piedi per vedere che fine abbia fatto Massimiliano
ma la gamba cede, non mi sorregge e con mio grande
disappunto vedo i pantaloni tingersi di rosso all’altezza del
ginocchio. E’ andata, la gamba è sicuramente partita,
mi sdraio al riparo del masso nell’attesa che arrivi qualcuno.
Il primo ad arrivare è Massimiliano, per fortuna incolume,
e subito dopo gli altri che hanno assistito impotenti all’evento.
Mi sfilano i pantaloni e per fortuna è solo un profondo
taglio che butta sangue, una vena è stata bucata ma
la situazione è sotto controllo.
Mi medicano alla benemeglio in modo da poter toglierci al più
presto da questa situazione di pericolo. Con due bastoncini e un braccio
amico a turno riesco a percorrere quelle due ore che mi mancano al
campo di Urdukas . Ogni tanto gli occhi mi si riempiono di lacrime
al pensiero che ormai la spedizione è finita, il dolore è
forte e pensare di proseguire mi sembra molto improbabile.
Al campo trovo , per mia fortuna , un intero staff medico in transito
verso il K2. Mi affido con gioia alle tenere mani di tre dottoresse
californiane che tra aghi, filo e siringhe mi rimettono in sesto.
La notizia migliore è che domani potrò continuare il
mio cammino e che la ferita guarirà con calma ma la
spedizione è salva.
Seduti su un materassino, io e Massimiliano, ci gustiamo questo magico
tramonto. Gli ultimi raggi di sole scivolano tra le guglie delle Cattedrali
del Baltoro creando uno scenario da favola. Ci guardiamo negli occhi,
le parole non servono, sappiamo entrambi che oggi è stato il
nostro giorno fortunato. Qualcuno da lassù ha gettato un occhio
di riguardo.





