BROAD PEAK: IL DIARIO
01 luglio 2005 - Urdukas – Gore2
Urdukas, un isola verde sulle pendici del ghiacciaio del Baltoro
a circa 3700m, dove le montagne si mostrano della loro bellezza e
maestosità ma ancora lontane per vedere la via di salita. E’il
penultimo campo che facciamo prima del campo base del Broad Peak.
Da qui si sovrasta quel mare di ghiaccio,che con le sue morene imponenti,
come onde degli oceani scavalca queste infinite vallate, rendendole
quasi impenetrabili. Le tende sono posizionate tra degli enormi sassi,
rendendole più sicure da eventuali frane o valanghe, visto
che da queste parti non sono rare, anzi! Comunque l’avventura
continua e la mattina si parte per il campo di Gore 2, ultimo campo
prima della fine del nostro trekking ed inizio della nostra vera fatica.
Il sentiero se così lo posso chiamare si inoltra in questo
impetuoso mare di ghiaccio e noi come dei marinai senza rotta cerchiamo
di navigarlo.
Per me sembrerebbe impossibile trovare la via giusta, ma gli esperti
di cui uno zoppo, mi dicono che i portatori conoscono bene il percorso,
anche se con lo spostamento del ghiacciaio deve essere continuamente
cambiato. E’difficile credere come si possa attraversare una
cosa così enorme, guadando fiumi su pali di bambù, facendo
gli equilibristi sulle creste ghiacciate delle morene e ballando su
sassi in equilibrio su funghi di ghiaccio. Ma è ancora più
difficile credere come tutto questo lo facciano anche i portatori
non con scarponi, ma con scarpe in gomma, non con racchette, ma con
un bastone di legno, non con vestiti traspiranti, ma con dei vestiti
stracciati ma soprattutto non con uno zaino di 8-10 kg ma con un carico
ben più pesante.
La tappa di oggi è la più corta, 12km circa e questo
mi conforta non solo per la fatica ma anche perché dovrò
scrivere meno.
Scherzi a parte, dopo qualche ora facciamo il nostro solito spuntino
di metà via, fatto con le ormai famose pietanze pakistane,
che per ora sembrano tenerci in forma.
In forma è anche Diego che pur zoppicando è sempre veloce
e pronto a filmare i nostri passi verso la meta a circa 4200m. Dopo
le solite 6-7 ore di cammino intravvedo un accampamento e prontamente
gli esperti mi dicono che è un campo militare occupato tutto
l’anno da giovani militari in cerca di carriera e questa è
la cosiddetta gavetta.
Oltrepassato il campo senza aver fatto nessuna foto, visto che è
proibito in Pakistan filmare o fotografare convogli, ponti o zone
militari, ci avviciniamo al nostro campo.
I portatori si fermano e iniziamo ad allestire le loro tende fatte
di sassi come muri ed un finissimo e bucato telo in nylon per tetto
facendoci sentire nelle nostre tende come in un hotel a 4 stelle.
Il campo è su una morena al centro del ghiacciaio e le nostre
tende si confondono con grossi massi rendendoci delle piccole pulci
sul dorso del grande ghiacciaio. La temperatura è più
bassa dei giorni scorsi ed è di circa 4-5 gradi ma con una
buona e calda cena la fatica ed il freddo vanno in secondo piano.
Intanto la notte inizia a farla da padrone e con le punte degli 8000
ancora illuminate ci infiliamo nel nostro fedele amico saccopiuma
addormentandoci con la speranza di un altro giorno migliore
Massimiliano





