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Diego Giovannini

BROAD PEAK: IL DIARIO

01 luglio 2005 - Urdukas – Gore2

Urdukas, un isola verde sulle pendici del ghiacciaio del Baltoro a circa 3700m, dove le montagne si mostrano della loro bellezza e maestosità ma ancora lontane per vedere la via di salita. E’il penultimo campo che facciamo prima del campo base del Broad Peak.
Da qui si sovrasta quel mare di ghiaccio,che con le sue morene imponenti, come onde degli oceani scavalca queste infinite vallate, rendendole quasi impenetrabili. Le tende sono posizionate tra degli enormi sassi, rendendole più sicure da eventuali frane o valanghe, visto che da queste parti non sono rare, anzi! Comunque l’avventura continua e la mattina si parte per il campo di Gore 2, ultimo campo prima della fine del nostro trekking ed inizio della nostra vera fatica.
Il sentiero se così lo posso chiamare si inoltra in questo impetuoso mare di ghiaccio e noi come dei marinai senza rotta cerchiamo di navigarlo.
Per me sembrerebbe impossibile trovare la via giusta, ma gli esperti di cui uno zoppo, mi dicono che i portatori conoscono bene il percorso, anche se con lo spostamento del ghiacciaio deve essere continuamente cambiato. E’difficile credere come si possa attraversare una cosa così enorme, guadando fiumi su pali di bambù, facendo gli equilibristi sulle creste ghiacciate delle morene e ballando su sassi in equilibrio su funghi di ghiaccio. Ma è ancora più difficile credere come tutto questo lo facciano anche i portatori non con scarponi, ma con scarpe in gomma, non con racchette, ma con un bastone di legno, non con vestiti traspiranti, ma con dei vestiti stracciati ma soprattutto non con uno zaino di 8-10 kg ma con un carico ben più pesante.
La tappa di oggi è la più corta, 12km circa e questo mi conforta non solo per la fatica ma anche perché dovrò scrivere meno.
Scherzi a parte, dopo qualche ora facciamo il nostro solito spuntino di metà via, fatto con le ormai famose pietanze pakistane, che per ora sembrano tenerci in forma.
In forma è anche Diego che pur zoppicando è sempre veloce e pronto a filmare i nostri passi verso la meta a circa 4200m. Dopo le solite 6-7 ore di cammino intravvedo un accampamento e prontamente gli esperti mi dicono che è un campo militare occupato tutto l’anno da giovani militari in cerca di carriera e questa è la cosiddetta gavetta.
Oltrepassato il campo senza aver fatto nessuna foto, visto che è proibito in Pakistan filmare o fotografare convogli, ponti o zone militari, ci avviciniamo al nostro campo.
I portatori si fermano e iniziamo ad allestire le loro tende fatte di sassi come muri ed un finissimo e bucato telo in nylon per tetto facendoci sentire nelle nostre tende come in un hotel a 4 stelle. Il campo è su una morena al centro del ghiacciaio e le nostre tende si confondono con grossi massi rendendoci delle piccole pulci sul dorso del grande ghiacciaio. La temperatura è più bassa dei giorni scorsi ed è di circa 4-5 gradi ma con una buona e calda cena la fatica ed il freddo vanno in secondo piano.
Intanto la notte inizia a farla da padrone e con le punte degli 8000 ancora illuminate ci infiliamo nel nostro fedele amico saccopiuma addormentandoci con la speranza di un altro giorno migliore

Massimiliano

 


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