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Diego Giovannini

CHO OYU: DIARIO DI VIAGGIO

Sabato 27 settembre

La svegli suona è l’una di notte, non voglio partire prima delle due ma ci sono parecchie cose da fare. Ogni gesto comporta il suo tempo e il freddo complica le cose.
Voglio alimentarmi bene e ci impiego parecchio. Preparo lo zainetto, il mio fido trab (gli ho promesso di portarlo in cima) una Thermos da litro di thè e la telecamera.
Le batterie le tengo nel piumino al caldo. Il gps , la macchina fotografica la maschera da sci. E’ quasi tutto pronto, mi vesto completamente in tenda, mi mancano solo i ramponi.
Sono le due e trenta, i due greci sono gia partiti da un pezzo e pure i tre svizzeri, li ho sentiti passare davanti alla mia tenda. Esco ed è un’impresa mettersi i ramponi, fa un freddo terribile e le mani sono subito insensibili. Vedo in alto le luci degli altri ma in un ora li raggiungo e li supero. Sono passate due ore e sono gia al campo3 .In alto vedo altre luci, alpinisti partiti dal campo tre coi loro sherpa, meglio così troverò la traccia battuta, so gia che sono componenti di una spedizione commerciale e stanno usando l’ossigeno.
Una fascia rocciosa alta una quindicina di metri mi sbarra il cammino, non resta che agganciare il jumar alla corda fissa e tirare, il ritmo è giusto la fatica non eccessiva, ma il freddo comincia a farsi sentire, le mani e i piedi sono un pezzo di ghiaccio e sono costretto a fermarmi per riscaldarli. Marcel mi raggiunge e proseguiamo assieme 7900,8000, ora ci aspetta l’interminabile platou finale.

 

cimaAncora un’ora e dovrei essere in cima. E’ quasi piano e la fatica non si sente più di tanto. I dossi si susseguono uno dietro l’altro e finalmente lo vedo, l’Everest è li sullo sfondo ed allora sono arrivato, allora sono proprio in cima. Guardo l’orologio sono le 10,30. Sono felice, so che questa grande montagna mi ha lasciato salire,io ,puntino in questa immensità bianca.

Mentre salivo mi scoprivo a parlare con questa Dea del Turchese, a chiederle di lasciarmi arrivare in cima, perche la sentivo viva sotto di me. Non un blocco di ghiaccio
Inanimato ma una grande madre che devi rispettare, che devi affrontare con umiltà, dove niente deve rimanere del tuo passaggio. So di essere arrivato in cima lealmente, senza trucchi o inganni, solo con le mie forze e questo mi rende felice.
Ho dei problemi alla vista, l’occhio destro si è congelato e vedo tutto offuscato. Ho messo la maschera troppo tardi ed ora sono un po’ preoccupato. Purtroppo il mio occhio sinistro è miope e la situazione non è simpatica. Da lontano vedo solo i contorni. Mi faccio scattare alcune foto da Marcel e decido di scendere, la telecamera è bloccata e non posso filmare.
Lo svizzero si ferma ad aspettare i suoi compagni e così mi avvio da solo verso il basso.
Trovo Gianni che sale, ancora un’ora e sarà in vetta .
Arrivo alle doppie, è un gran casino tra mancanza di vista e guantoni ma alla fini giungo al campo3. Ancora 400m di dislivello e sarò alla mia tenda. Sono le 12,30 e finalmente posso buttarmi nel sacco a pelo. Si scende domani





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