EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
31 MARZO 2005
Domani Diego Giovannini, 43 anni, alpinista-fotografo lavisano trapiantato a Rabbi, vola verso l'Himalaya: da solo, destinazione Everest. Questa è la prima puntata del suo diario in esclusiva per «l'Adige».
di DIEGO GIOVANNINI
Niente polmoni che bruciano, niente muscoli sotto pressione, niente
abbigliamento sportivo, il cardiofrequenzimetro e le tabelle di allenamento
sono rimaste sul tavolo di casa. Oggi ho indossato l'abito delle feste,
scarponi pesanti e passo lento. Salgo questo ripido pendio con cadenza
leggera, sguardo assorto e tanta malinconia. La giornata è
discreta, il cielo è velato ed il vento trasporta il primo
profumo della primavera. Una brezza leggera , appena tiepida ed una
luce strana rendono questo paesaggio uno spettacolo unico. Anch'io,
come gli uccelli migratori, sento forte il richiamo del partire, del
viaggiare ma con la certezza che la mia casa è qua. Luogo di
affetti ed amori. E' arrivato il tempo dei saluti, dei distacchi e
della nostalgia. Mi inerpico per l'ultima volta fin quassù
per salutare queste mie amate montagne. Compagne, a volte madri, a
volte sorelle, hanno saputo ascoltarmi e consigliarmi. Mi hanno protetto,
perdonandomi qualche imprudenza. Da su questa cima osservo l'orizzonte
fatto di neve e roccia, un'infinità di pinnacoli di un colore
bluastro se vicini e via via sempre più chiari man mano che
si allontanano. Mi piace salire in alto, seguire i miei pensieri e
sentirmi per un attimo più vicino al cielo. Seduto su questo
masso sento crescere dentro di me il bisogno di respirare venti così
forti da sradicare le radici del quotidiano, eppure ho nostalgia di
tutti quei minuti buttati via per la fretta di consumarne di nuovi
e di quelle ore di noia dove il cuore batteva lentamente. Le ore sono
trascorse veloci. Abbagliato dall'ultimo raggio pomeridiano osservo
le ombre di una notte incipiente avere il sopravvento sulle ultime
tracce di un tramonto rassegnato.





