EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
Kathmandu 1 aprile 2005
Venti per trenta sono le dimensioni del monitor difronte a me. Un
susseguirsi regolare di piantine topografiche generali e via via sempre
più particolareggiate. L’icona dell’aeroplano disegna
dietro di se una scia rossa fatta di chilometri percorsi, di mari
e deserti sorvolati.
Volo Quatar Airways QR 350, velocità di crociera 950 km/h,
altitudine 9500m, temperatura esterna -45 C°. E’ quasi l’alba
ed il sole fa capolino all’orizzonte. Tiepidi raggi di sole
mi riscaldano il viso mentre la notte serpenteggia ancora laggiù
sulla terra.
Dal finestrino vedo la superficie terrestre oramai lontanissima passare
veloce sotto l’ala di questo aereo.
Chiudo gli occhi e sorrido all’idea che tra poche settimane
tenterò di arrivare fino quassù a piedi, un passo dietro
l’altro, lentamente, senza dover bruciare una cisterna di carosene.
Cercherò di arrivare in vetta a questa montagna così
alta da poter sfiorare in ques\to momento con la sua cuspide la pancia
di questo uccello d’acciaio.
Dodici ore di volo e finalmente appaiono all’orizzonte l’Anapurna
e il Daulaghiri. Colossi di neve e roccia che dall’alto dei
loro ottomila metri mi annuncino l’arrivo in Nepal. Un piccolissimo
stato dove regna un’antica dinastia di re, stretto tra due grandi
potenze quali la Cina e L’India e che racchiude entro i sui
confini ben nove delle quattordici cime più alte della terra.
Le valli scorrono verdissime, di quel verde delicato color della primavera
con le colline ricoperte di terrazzamenti, segno di una mano sapiente
che ha saputo rendere fertile questa terra e dove il riso ne fa da
padrone. Puntini colorati spuntano qua e la, sono le donne nepalesi
intente al lavoro nei campi.
L’aeroplano ha quasi terminato le sue fatiche, la pista di atterraggio
si stende ormai sotto di noi, le venti ruote toccano terra con “
classe”. Non mi sarei mai aspettato tanta grazia da una macchina
così pesante
Sono arrivato…… non mi resta che mettermi in coda per
il visto d’entrata.





