EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
Kathmandu 2 aprile 2005
Kathmandu, città dai mille volti e dai mille contrasti, dove
il vecchio sopravvive al nuovo che avanza. Città dallo smog
terribile che ti entra nel naso, nella bocca e nei polmoni e che copre
le case di una coltre nera.
L’odore dell’oriente pero resiste, sopravive alle polveri
sottili, esce delicato dagli anfratti, si alza dai banchi di spezie
e si espande dagli incensi messi a bruciare davanti alle statue degli
dei. Delicato ma deciso ti trasporta nel cuore di questo gente, ti
fa dimenticare il caos delle macchine, il suono insistente dei clacson
e la calca di turisti.
Se lo lasci entrare in tè ti accorgi che l’umanità
in questo posto è ancora viva, che il tempo da queste parti
è più lungo ed i ritmi sono più naturali. Vedi
la gente che sa aspettare, seduta sui gradini delle scale, lungo le
vie, fuori dai negozi,aspetta in silenzio che qualcosa accada.
Molte cose sono cambiate anche qua dall’inizio degli anni novanta
quando visitai per la prima volta il Nepal. I mendicanti sono quasi
tutti spariti,i negozi si sono fatti più belli ed accoglienti
e nei ristoranti si mangia meglio. Solo i venditori di “tutto”sono
rimasi gli stessi. Insistenti e petulanti ti avvicinano per rifilarti
di tutto: coltelli ,statue, grasso di tigre miracoloso come il viagra,
hasis e marijuana a volontà.
L’occidente avanza a grossi balzi con la sua scienza e tecnologia,
cancellando pian piano ritmi e tradizioni millenarie.
Gambe, ruote, zoccoli e pedali formano questa fiumana che mi trascina
lentamente lungo vicoli stretti e disordinati, dove tutti tentano
di passare contemporaneamente incuranti del senso di marcia, dove
la merce è appesa fuori indipendentemente che sia una maglia
o un pezzo di carne.
Mi sento trasportare. Non ho una meta precisa e come una foglia sull’acqua,
lascio che sia la corrente a decidere per me.
Ho alcune giornate intere di libertà, nessun impegno, nessun
allenamento e la mente può vagare tranquilla, i giorni di ansia
e di tensione arriveranno dopo, lo so.





