EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
Kathmandu 4 aprile 2005
Mani, tante mani. Mani vecchie, mani di bimbi, mani di giovani, mani
sporche di terra, mani ben curate; tutte mani tese verso l'alto per
far girare i cilindri di preghiera. Un tocco leggero per metterli
in moto, un farli ruotare lenti in senso orario. Girano i cilindri
e le persone girano attorno allo stupa in un moto circolare di preghiere
e piedi.
Mi trovo sul livello più alto dello stupa di Swayamhunat. Sopra
di me un intreccio di preghiere, scritte su tessuti leggeri e colorati,
sventolano, mosse dalla leggera brezza del mattino. L'odore dell'olio
che brucia in piccoli contenitori di terracotta , il suono cupo di
tamburi e corni riempiono questo posto di spiritualità.
Le scimmie sono di casa, padrone indisturbate di nicchie e tetti.
Non disdegnano di scippare a ragazzini distratti borse di cibo o quant'altro.
Precise, veloci, affrontano il malcapitato mettendolo alle strette
e con un scatto velocissimo lo derubano. Chissà da quale film
l'avranno imparato.
La scala di pietra che scende alla strada è lunghissima e verticale,
con gradini stretti e scivolosi. Una distrazione sarebbe fatale per
il proprio fondoschiena.
Il tassista è qua che mi aspetta, paziente come il gatto col
topo. Il mariuolo ha fatto il giro per beccarmi in discesa. Non mi
resta che salire mio malgrado.
Bhaktapur, cittadina a dieci chilometri da Kathmandu. Mattoni, sempre
e solo mattoni. Case, strade, palazzi, statue, tutto di un intenso
e persistente color rosso mattone. Bellissimi palazzi, residenze di
antichi re, si aprono su ampie piazze. Negozi e ristorantini offrono
di tutto al turista di passaggio. Guide e venditori, veri o improvvisati,
sanno tutto in fatto di lingue e di calcio.
Buon giorno, buona sera, Totti ,Buffon e Delpiero. Li hai sempre alle
alcagna, non mollano mai. Imbocco per caso un vicolo laterale, stretto
fra vecchie mura. Spariscono i venditori ed il 2005, sono finito nel
medioevo. Costruttori di anfore lavorano la creta in bui ed angusti
bugigattoli.
Donne intente alla cottura dei vasi, ammassano cataste di paglia per
ravvivare il fuoco,mentre altre ordinano in regolari file i pezzi
gia cotti. E'un continuo andare e venire, caricare e scaricare.
La piazza riempita all'inverosimile di questi manufatti di diversa
fattura crea un colpo d'occhio fantastico. Non esiste tecnologia,
non c'è un motore qua ma un enorme ruota di pietra che gira
mossa da un'abile gesto di bastone. L'inerzia del suo peso la fa girare
permettendo al vasaro di creare il suo capolavoro. I colori in questa
piazza sono vividi, la gente è cordiale, me ne vado in silenzio
portandomi dietro le immagini di un'antica cultura.
Mi appare come d'incanto, è sempre lui. Salgo anche questa
volta ormai rassegnato, il vecchio taxi si mette in moto brontolando.
Uno sguardo sornione si riflette nello specchietto mentre mi chiede
la prossima destinazione.





