EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
Lhasa 6 aprile 2005
Non arriva nemmeno a staccare le ruote da terra che gia sorvoliamo
la catena himalayana, l'Airbus della China Airline. Col muso puntato
verso l'alto guadagna velocemente quota. Sotto di oi è tutto
bianco, la neve ricopre ancora le montagne, anche le più basse.
Non passa nemmeno mezz'ora che all'orizzonte si affaccia lui, il Chomolongma,
conosciuto comunemente come Everest. Enorme, si staglia contro il
cielo con la sua mole di roccia e neve.
Fa un certo effetto vederlo da quassù, i turisti lo additano
con gioia ed entusiasmo, gli alpinisti, me compreso, lo osservano
in silenzio. Un silenzio fatto di rispetto e timore. Ognuno di noi,
penso, abbia sentito per un attimo accelerare il battito del cuore.
Ci stiamo abbassando velocemente, il volo non dura che un oretta.
La grande catena himalayana è ormai alle nostre spalle mentre
si aprono sotto di noi gli altipiani tibetani. I grandi fiumi, che
scendono dalle montagne, hanno scavato nei secoli un 'immenso labirinto
fatto di arterie, vene e capillari, riempito di un' acqua color turchese
che scorrendo lenta crea, per chi guarda dall'alto, uno spettacolo
mozzafiato.
Dall' aeroporto di Gongkar, parte una comodo nastro d'asfalto. I salici
ed i pioppi costeggiano continuamente i due lati della strada facendoti
compagnia col loro color giallo tenue. Dal tronco massiccio e basso
i primi, esili ma alti i secondi, si aggrappano ai bordi del fiume
con tenacia impedendo che l'acqua si mangi il ciglio stradale. Un
viale lungo cento chilometri, tanti quanta è la strada per
giungere a Lhasa, mi conduce lungo valli pianeggianti dove i contadini
arano e
seminano grano e riso Lhasa, 3700m di quota, anima e corpo del Tibet.
Oggi capitale, ieri dimora dei Dalai Lama, città santa e meta
di pellegrinaggi rimane ancora, nonostante il massiccio insediamento
cinese, luogo di splendori.
Arrivando nella valle del Kyi Chu, il primo scorgere di Lhasa è
dato dalla vista in lontananza del Potala, l'imponente fortezza che
si staglia su una delle città più alte del pianeta.
Per secoli ha annunciato ai viaggiatori pellegrini l'avvicinarsi delle
meraviglie della città santa. Per me ora è l'annuncio
del mio arrivo in Tibet.





