EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
Shigatse 9 aprile
La mattina è iniziata lenta, una comoda sveglia con colazione
verso le nove. Si continua con la visita della città di Gyangse
situata nella valle del Nyang Chu. Terza città del Tibet, non
ha risentito in questi anni della presenza massiccia dei cinesi. Dominata
da un imponente Dzong ( forte ) arroccato su una collina a difesa
della città si apre dolce, grandi viali con tipiche case tibetane
conducono verso il monastero di Pelkor Chode. Racchiuso tra alte mura
color ocra che corrono lungo tutto il profilo della collina, mostra
il meglio di se una volta entrati nell'ampio cortile. Superata la
solita calca di venditori ambulanti, si accede la grande cortile interno.
Anche qua la mancanza di pellegrini e monaci è la prima cosa
che si nota. Qualche turista si aggira sperso alla ricerca dell'inquadratura
migliore per la foto. A sinistra dell'edificio principale si innalza
il " kumbum", magnifico edificio a sei piani coi quattro
lati esposti verso i punti cardinali.
Si accede ai vari piani attraverso anguste e ripide scalette di pietra
lise dai lunghi secoli di passaggi che si alzano a spirale sempre
in senso orario. La cima, uno stretto corridoio che corre lungo la
rotonda struttura finale, offre una bella vista sulla città.
Dopo un pranzo in un ristorante cinese, dove l'impresa più
grossa per me è riuscire a portare alla bocca pezzi di cibo
con quei due bastoncini, lunghi, di legno pregiato, eleganti ma dannatamente
sfuggenti nella mie dita, proseguiamo alla volta di Shigatse. La strada
è tutta asfaltata, sopraelevata rispetto alla campagna, corre
diritta attraverso la pianura dove i contadini sono intenti a scavare
canali per irrigare i loro campi.
Cento chilometri e siamo arrivati, il classico hotel in stile cinese
coi dragoni nella hall, ci ospiterà per questa notte.
Cerco un'internet point per spedire più agevolmente i miei
testi e per dare un occhiata al resto del mondo. Lo trovo dopo un
lungo peregrinare,chiedendo informazioni qua e la lungo questi viali.
Sei computers, cinque dei quali occupati da soldati cinesi intenti
coi videogiochi e presi a fumare una sigaretta dietro l'altra mentre
un cartello di dimensioni cubitali appeso sopra la loro testa indica,
suo malgrado,il divieto di fumo.
Esco dopo un oretta trovandomi in mezzo alla solita bufera di sabbia.
Bottiglie che corrono veloci lungo le vie spinte dal vento rosso,
insegne che sbattono pigramente ormai rassegnate al loro destino,
vecchie donne tibetane avvolte nei loro pesanti abiti neri che sembrano
incuranti di tutto ciò ed io che tento di raggiungere l'hotel
tenendomi le mani in testa perché il cappello non voli via.





