EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
Campo base cinese
Sono ore ed ore che il vento sta maltrattando la mia tenda e le mie
orecchie. Chiuso nel mio saccoapelo faccio fatica ad addormentarmi.
Un dormiveglia continuo, un passare repentino da uno stato di sonno
ad uno di veglia. Sembra voler volar via questa tenda, sento il vento
scorrermi sotto la schiena tanto è forte. Il vibrare dei tiranti
della tenda provoca un suono stridulo ed acuto, quasi un sonaglio
di un serpente.
Sono le due di notte e come d’incanto il vento cessa, la calma
che ne subentra sembra quasi irreale, silenzio ed ancora silenzio.
Tutto tace. Posso finalmente sentire il rumore del mio respiro,tranquillo
e regolare.
Mi risvegliano dei tiepidi raggi di sole mentre la tenda si illumina
lentamente incominciando da est. Sono ormai le otto “ nepali
time”, l’ora cinese non è ben voluta dal nostro
staff nepalese.( ben due ore avanti)
Trovo sulla tavola delle trecce di pane dolce appena sfornate, che
sorpresa, non posso credere ai miei occhi. Fragranti, con un aspetto
bellissimo, si sciolgono in bocca lasciandoti quel gusto dolce di
casa e di nostalgia.
E’ tempo di mettere alla prova gambe, fiato e cuore, vedere
se gli allenamenti dei mesi scorsi sono serviti a qualche cosa. La
montagna di fronte sembra il giusto banco di prova. Parto col mio
fido zainetto, compagno di tante battaglie, e mi inerpico lungo i
fianchi di questa grande collina, se paragonata alla mole dell’Everest,
sempre incombente all’orizzonte e nei miei pensieri.
Il fiato gira che è un piacere così pure le gambe e
mi mangio i miei primi ottocento metri di dislivello in un ora e venti.
Raggiungo la quota di 6000m e mi fermo a gustarmi il panorama circostante.
Il campo base si è ridotto ad un puntino colorato laggiù
nella valle, con curiosità osservo le disposizioni dei vari
accampamenti, stile militare quello cinese e coreano, bandiera sul
pennone nel centro con la tende disposte a far quadrato alla bandiera,
ordinate e tutte dello stesso colore la tende delle spedizioni commerciali
per finire col mio, un casino!
Si è alzato il vento e la temperatura incomincia a pungere,
scendo stando bene attento a dove metto i piedi, enormi massi in bilico
posti dove nemmeno le leggi della fisica li vorrebbero, si alternano
a tratti di sabbia finissima che si intrufola senza pudore nei miei
scarponi. Un ultimo passaggio su un ponte improvvisato fatto di tubi
dalmine intrecciati mi permette di attraversare un corso d’acqua
e di infilare le mie gambe sotto il tavolo. Pastasciutta al pomodoro
e basilico, lo cheff oggi consiglia!





