EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
23 aprile - campo base avanzato
Mi sono alzato con tanta energia in corpo e la voglia di fare qualche
pazzia, appunto. L’idea c’è e mi sembra anche buona.
Campo base avanzato, campo 2 a 7900 metri, una tiratina di 1500 metri
non stop. Chi mi conosce sa che la mia indole è questa, non
valuto tanto i se e i ma, ma parto in quarta e via. Questa volta zainetto
leggero, due litri di brodaglia il piumino e si parte. Il ritmo è
subito di quelli veloci, quello che ti fa sentire quell’inizio
di polmoni che bruciano. Mi piace questa situazione, sentire il mio
limite, l’adrenalina che scorre felice e le gambe che pompano
senza sosta. Un’ora e 53’ e sono al campo 1 a 7100 metri.
Gli sherpa mi chiamano ormai "italiano crazy", per via di
un berretto con dei capelli rossi che spuntano dalla sommità
e per il fatto che giro da solo. Si spostano tranquillamente e mi
lasciano passare.
La parete fino al Colle Nord è riparata dal vento freddo ed
il sole la fa da padrone, friggendomi un attimino. Superato il colle
la situazione cambia velocemente, il vento si fa sentire e la temperatura
si abbassa velocemente. Non mi resta che imbacuccarmi e proseguire.
Una lunga, bianca ripida ed impervia lingua di neve a strapiombo sulla
parete nord conduce all’inizio della parete rocciosa a quota
7600 metri.
Mi avvio con le raffiche di vento che mi sbattono in faccia nevischio
duro e pungente. Anche qua la lunga fila di sherpa impegnata nel trasporto
di materiale verso i campi alti. Di alpinisti neanche l’ombra.
Non si arriva mai in cima a questa cornice, è eterna ed il
freddo mi sta ghiacciando i piedi visto che indosso le pedule leggere
e non i scarponi d’alta quota.
Sono arrivato finalmente a ridosso della parete rocciosa. Tre ore
e 30’ dal campo base: può bastare per oggi, visto il
freddo e la neve che sta cadendo. Mi tuffo lungo le corde fisse e
dopo un’ora e mezza sono con i piedi sotto il tavolo della mia
cucina.





