EVEREST: DIARIO DI VIAGGIO
15 maggio 2005
Si
sta avvicinando a grandi passi anche il mio giorno. Domani sera verso
le 20.00 mi metterò in cammino, meteo permettendo, verso la
cima. Sarò solo poiché nessuno parte verso quest’ora,
potrò così concentrarmi solo sul mio respiro, niente
eccessi, dovrò impormi un ritmo da lunga durata.
Una lunghissima notte per portarmi il più in alto possibile.
Mi piacerebbe essere sorpreso dal nuovo giorno verso gli 8300m per
poter così compiere il resto del tragitto alla luce del sole.
Il sole, quell’enorme fonte di calore, mi carica, mi da energia
e spero mi accompagni fino in cima.
La mia grande incognita è dal campo tre in poi, fino a 8300m
sarai disposto a scommettere sul tempo di salita, ma il resto della
salita sarà solo un confronto nuovo col mio fisico e la mia
testa. Non posso far confronti ma solo adattarmi e tener duro.
Secondo i miei calcoli dovrei transitare per il campo tre ( 8300m)
verso le h 4.00 massimo le h 5.00, avendo a disposizione altre sette
ore per toccare la cima. Il tempo massimo che mi sono imposto sono
le h 12.00 dopo di che cima o non cima mi girerò verso valle.
Se per quell’ora non avrò raggiunta la meta vuol dire
che le energie a mia disposizione saranno poche e mi serviranno tutte
per il ritorno. Non dimentichiamoci che il ritorno può essere
impegnativo quasi quanto la salita.
Questi giorni li ho passati tranquillo, niente ansia o ripensamenti,
solo un occhi continuo alle condizioni della montagna. Il vento non
ha mai smesso del tutto ma sono fiducioso che lo farà nei prossimi
giorni regalandomi un buon viaggio.
Sicuramente seguendo il metodo classico, quattro giorni e tre campi
intermedi, avrei più probabilità di toccare la vetta,
ma ognuno ha il suo sogno, ed il mio non è di questo stampo.
Correre, salire leggero, cuore, gambe e polmoni sono i miei soli ingredienti
per questa avventura. Non so se questo metodo mi porterà in
cima, ma penso valga la pena di tentare, un grande “ Sogno”
ha bisogno di una grande prova ed io sono pronto a mettermi in discussione.
Forse la cima rimarrà lassù, irraggiungibile per i miei
piccoli mezzi ma quel poco che avrò fatto sarà sufficiente
a ricompensarmi dei tanti sacrifici fatti.
Comunque vada penso che non ritornerò più all’Everest,
non mi piace l’ambiente che regna da queste parti, non c’è
alpinismo, non c’è amore per la montagna, ma solo un
bisogno narcisistico di se stessi. La volontà di diventare
simili agli Dei, padroni indiscussi del cielo e del cuore della montagna.





