GHASERBRUM II : DIARIO DI VIAGGIO
Venerdì 18 giugno
La valle dove sorge Askole è di nuovo larga. Si vedono ancora
una volta i bei pioppi del Baltistan, delicati nei colori e fieri
nell’aspetto. Askole, ultimo villaggio della valle, a 3000m
di altezza.
Le montagne che la circondano sono colossali. Qui ogni cosa è
forte, i colori ed anche gli alberi così poderosi e carichi
di nodi, segno del loro duro vivere. Le
rocce
appaiono lavorate dal lento scorrere dei ghiacciai. Si respira un
senso di pace, ma nello stesso tempo si sente il peso di forze terribili
in agguato.
E’ tempo di partire ed i portatori (vedi
foto) sono tutti li, accovacciati
vicino al loro attrezzo di lavoro, quattro legni incrociati con due
spallacci. Sguardi fieri ma subito pronti ad un sorriso. Ogni tanto
vedi facce e sguardi che ti fanno pensare. Magari non a predoni,
ma a nipoti di predoni sicuramente. Sguardi che coltivano una
libertà senza limiti. Stanno lì accovacciati nelle loro
ampie toghe, adornati con qualcosa di occidentale; un cappellino,
un maglione, un paio di occhiali da sole, nell’attesa di essere
assoldati.
Il cammino prosegue lento sul fondo di questa valle. Qualche saliscendi
ed un passo impacciato su questa sabbia finissima e soffice del greto
del fiume.
Si risale una valle laterale per trovare il ponte che ti permette
di passare sull’altra sponda della valle.
Jula, finalmente. Per oggi basta.
Sabato 19 giugno
Oggi
mi aspetta una lunga marcia, una trentina di chilometri, poiché
gli alpinisti saltano delle tappe intermedie riservate in genere ai
trekkers. Si sa, la voglia di arrivare al campo base è sempre
un buon incentivo a proseguire. L’unico inconveniente è
che non tutti i portatori riescono a tenere questo ritmo e cosi si
finisce col trovarsi la propria roba dispersa lungo la valle
del Baltoro.
La giornata è molto bella ed il caldo si fa sentire. Passano
le ore, in un susseguirsi lento di rocce, montagne e sudore. Ecco
finalmente in lontananza Payu . La valle si apre ormai definitivamente.
Siamo alle soglie delle grandi montagne, pochi chilometri dal fronte
del ghiacciaio Baltoro. In lontananza, dentro le nubi lattiginose
che le avvolgono come sciarpe, le Cattedrali
del Baltoro (vedi foto). Una serie di fortezze rosse,
di granito e ghiaccio.
Payu è veramente un’oasi nel deserto. Un ampio ripiano
ed una serie di terrazzamenti attraversati da due minuscoli torrenti
di acqua limpida e cristallina, dove i pioppi crescono sfidando il
rigore di questi posti. Contorti, dalla base massiccia, più
simili ad olivi. Stendono la loro ombra sulle nostre insignificanti
tende, puntini multicolore che migrano senza senso lungo questa valle,
portate a spalle da uomini scalzi ma fieri.
E’ sera e mentre entro nella mia tenda lo sguardo si posa su
quelle misteriose ed altissime vette illuminate dalla luna appena
sorta. Baluardi a difesa del cielo.
Domenica 20 giugno
La
meta per oggi è Urdukas. Da Payu il sentiero si tiene sulla
sinistra della valle in un lento saliscendi. Mi volto per un ultimo
sguardo a quel verde che non vedrò più per due mesi.
Sembra quasi di salutare un amico. Sono ormai alle porte del ghiacciaio
del Baltoro. È grigio, vecchio, rugoso e sornione. Dalla sua
porta esce un fiume color cioccolato che si spande giù per
il greto. Con la sua stazza occupa tutta la valle.
Ci si inerpica per i suoi pendii. La traccia sale, scende, gira, rigira
su e giù per collinette, frane, massi e sabbia ammucchiati
nella più totale confusione.
Sembra di navigare in un mare in tempesta congelato d’un tratto.
La giornata volge al brutto, sullo sfondo nubi nere si ammassano lungo
le Cattedrali del Baltoro ed i monti del Trango. Qualche raggio di
sole illumina
questa miriade di torri e di pennacchi incendiandoli. Un passare di
un raggio di luce da una torre all’altra in un balletto vorticoso.
Lampi di luce rossastra contro uno sfondo nero di nuvole tempestose.
Urdukas (vedi foto), finalmente.
La pioggia ormai cade fitta ed insistente, ma vedere questo pendio
verdissimo coperto da blocchi che sembrano case, accatastati l’uno
sull’altro o appoggiati vicini come compagni d’avventura,
riempie il cuore di un sapore dolce come di casa.
Lunedì 21 giugno
Questa
mattina il cielo è grigio e fa freddo. Tra i massi si vedono
i portatori che preparano da mangiare, tranquilli e sereni.
Un filo di fumo esce tra le pieghe di questi massi assieme ad un vociare
allegro e sommesso. Si scende di nuovo sul ghiacciaio, inizia il lento
peregrinare lungo crinali e valli della morena (vedi foto)
. Qua e la si vedono delle piramidi di neve alte venti-trenta metri
chiamate “Vele del Baltoro” (vedi foto). Esseri
solitari alla deriva in questo oceano ora grigio scuro,
ora
bianco celeste.
Le ore scorrono sotto i miei piedi come la serie innumerevole di chilometri.
Il tempo è volto decisamente al brutto, raffiche di vento mi
sbattono in faccia cristalli di neve. Ho il dubbio di essere andato
oltre Gore 2, non si vede niente, la visibilità è scesa
drasticamente, neanche un portatore che scenda verso valle. Pazienza,
mal che vada proseguirò verso Concordia. Dopo un’ora
ecco apparire le tende di un accampamento. Gore2, ed intanto la neve
scende copiosa.





