GHASERBRUM II : DIARIO DI VIAGGIO
Giovedì 8 luglio
Ho
deciso! Salgo lungo la via degli Austriaci. Questi giorni di brutto
tempo hanno messo troppa neve in parete, cosi con Patrik, un’alpinista
francese, decidiamo di darci una mano a battere traccia.
Alle 2.20 partiamo dal C1. Tutto
tace, il cielo è di un nero cupo ma splendente di un’immensità
di stelle. Le montagne si ergono in tutto il loro profilo, baluardi
a confine di questo anfiteatro sede del C1.
Lo zaino come sempre è pesante, troppo pesante. Ho cercato
di limare tutto il peso possibile, ho rinunciato al saccopiuma, ad
alcune comodità, ma lo zaino si fa sentire sempre troppo.
Un chilometro di falsopiano ci porta ai piedi della parete. Subito
300m di scivolo sui 40°. Ti manca subito il fiato, ti manca
il ritmo e cosi ti trovi imballato. Mi viene in aiuto la luce della
frontale che illumina pochi metri davanti a me permettendomi di non
vedere quello che mi aspetta dopo.
Sento il fiatone di Patrik dietro di me, anche lui alle prese con
la fatica. Una sottile linea rossa data da una corda fissa indica
la strada. Un piccolo ripiano mi permette di mollare lo zaino e poter
respirare meglio. Giù, sul platou, alcune luci avanzano verso
la parete, piccole stelle in un cielo immenso. Un seracco incombe
sopra di noi, è l’inizio della “Banana
Rige”. Non mi resta che agganciare il jumar e tirare
lungo questi 400m di cresta ripidissima. Mi fermo ogni tanto a riprendere
fiato e a filmare. La neve arriva alle ginocchia, ma la traccia lasciata
dal giorno prima mi aiuta nella progressione.
Sono in cima alla “Banana”. Qui finisce tutto, corde fisse
e traccia e il posto per piazzare la tenda è ancora lontano.
Trovo una bobina di corda e dei fittoni e cosi decidiamo di proseguire
per attrezzare un’altra parte di via. Parto lungo una cornice,
assicurato da Patrik, ma la sensazione è bruttissima,
sia a destra che a sinistra mi sento sprofondare ed il baratro che
ho sotto i piedi mi induce ad allungare il passo. Dopo 100m sono in
cima allo sperone, scavo in questa neve farinosa e inconsistente per
piazzare l’ancoraggio. Un metro di profondità, poi lo
ricopro con la neve e aggancio la corda. Una doppia da 70m dall’altro
versante dello sperone mi porta ad un intaglio. Faccio traccia lungo
un pendio non troppo ripido e dopo 300m sono su un ripiano dove è
possibile piazzare il campo 2. Ci staranno al massimo
sei tende, ma dopo un duro lavoro di gradinatura.
Torno indietro a recuperarmi lo zaino ed incontro cinque tedeschi
e quattro spagnoli saliti anche loro per piazzarsi il campo.
La giornata è bellissima anche se le previsioni mettono neve
per domani, speriamo che questa volta si sbaglino. Comunque questa
notte la passerò qui e domani vedremo, sarebbe bello poter
attrezzare fino al campo 3.
Venerdì 9 luglio
Le
previsioni erano giuste, anzi giustissime, non erano neppure le 22.00
che gia la neve cadeva copiosa ed un forte vento sbatteva la mia tenda.
Il bel tempo è finito, peccato! Alle 4.30 la guida tedesca
incita i suoi clienti a prepararsi per scendere, io e Patrik preferiamo
dormire ancora un po’ e partire col giorno. Sono le sei passate
quando mettiamo il naso fuori dalla tenda. E’ tutto bianco,
le tracce dei tedeschi sono gia sparite, la nebbia avvolge tutto ed
il paesaggio sembra irreale.
Verso le sette iniziamo la discesa sotto la neve. Ci aspettano una
quindicina di doppie ed alcuni tratti senza corde fisse ma dopo due
ore siamo sul platou del campo uno. Sulla destra le valanghe fanno
sentire la loro musica, un rumore sordo che aumenta man mano
che si avvicinano.
Scendo direttamente fino al campo base
visto che il tempo si manterrà brutto per alcuni giorni. Altre
due ore e posso finalmente mettere le gambe sotto un tavolo, un piatto
di riso ed un litro di tè e la fatica è dimenticata.





