GHASERBRUM II : DIARIO DI VIAGGIO
Venerdì 23 luglio
Non sto per niente bene, ho lo stomaco bloccato. Esco per far pipì
e non mi reggo nemmeno in piedi. Continua a nevicare e di scendere
al CB non ne ho proprio voglia. Sdraiato in tenda faccio fatica ad
ingoiare anche un solo sorso di tè, non so proprio cosa abbia
mangiato per ridurmi così. Nel primo pomeriggio finalmente
il mio stomaco decide di liberarsi, arrivo appena ad infilare la testa
fuori dalla tenda che vomito anche l’anima. Mezz’ora per
liberarmi di tutto ma poi le cose si mettono subito bene. Ritornano
le forze e la voglia di bere.
E’ sera ed ora sto proprio bene ma fuori la neve non smette
mai di cadere. Sono ormai quattordici ore ininterrotte. Spero che
nevichi anche domani così faccio armi e bagagli e non dovrò
nemmeno girarmi indietro, diritto al CB con biglietto di sola andata.
Anche Paolo è sulla stessa lunghezza d’onda.
Sabato 24 luglio
Sono le tre, non sento più il classico frusciare dei fiocchi
di neve sul telo della tenda. Metto il naso fuori e lo spettacolo
è mozzafiato. Una serenata bellissima e nemmeno una nuvoletta.
La decisione è subito presa, si parte. Preparo in un attimo
il mio zaino. Ne saccopiume ne tenda, viveri per due giorni ed una
sola bomboletta di gas. Troppo carico non arriverei da nessuna parte
ed oggi devo assolutamente arrivare al campo tre.
Partiamo verso le 4.30. Paolo davanti a fare l’andatura lungo
il platou che porta ai piedi della parete. Giunti fin lì passo
in testa io, ci salutiamo ora ognuno farà il suo ritmo, l’appuntamento
è al campo tre. Mi sento proprio in forma, la giornata bellissima
che si va intravedendo mi ha galvanizzato. Batto traccia agganciato
a quel filo di corde fisse che mi condurranno al campo 2. Dopo due
ore sono gia lì, Paolo sé staccato e non lo vedo più.
Un gruppo di alpinisti saliti il giorno prima al campo 2 sono un po’
avanti, li raggiungo e incomincia l’alternarsi a battere traccia.
Canali ripidissimi con la neve alla pancia, costretti a scavare
delle volte con la pala per proseguire. Per fortuna le corde piazzate
dodici giorni prima ci vengono in aiuto, anche se è un lavoraccio
solo cercarle e riportarle in superficie. Siamo un bel gruppetto affiatato,
quattro tedeschi e tre spagnoli ed i cambi si fanno regolari.
Ecco le tende del campo tre, sono dei
tedeschi, loro le avevano piazzate dodici giorni fa. Chiedo ospitalità
in cambio del trasporto di una loro tenda il giorno dopo al campo
4. Non ci sono problemi è mi evito così una dormita
in truna.
Mi siedo in disparte, voglio gustarmi questo panorama. Una vista magnifica
che spazia su un mondo fatto solo di roccia e neve. Si riempie il
mio cuore e si riempiono i miei occhi di calde lacrime per la gioia
di questi attimi. Ringrazio la montagna per questo dono. Non mi importa
se domani sarà brutto, ora sono qui, con questo presente fatto
di luci, di cime ,di valli e di ghiacciai. Io, piccolo uomo, aggrappato
ai fianchi di questa grande “Madre”, chiedo in silenzio
solo un po’ di pace per me e per questo povero mondo alla deriva.
Domenica 25 luglio
A
mezzanotte, io ed altri quattro alpinisti, decidiamo di tentare la
vetta direttamente senza piazzare il campo 4. Dopo tre ore, però,
i nostri progetti si infrangono contro una parete di roccia, troppo
pericolosa da superare alla sola luce delle frontali. Si torna quindi
al campo 3.
Alle sei si riparte. Questa volta portiamo con noi delle corde fisse.
Le piazziamo lungo la fascia rocciosa almeno per facilitarci il ritorno.
Seguono poi dei ripidi pendii fino alla spalla a quota 7400. Campo
4 ed il tempo si mantiene bellissimo, nemmeno una nuvola all’orizzonte.





