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Diego Giovannini

Nuptse 2007 DIARIO DI VIAGGIO

18 maggio 2007

VERSO L'ALTO

Il colore e’ quello dei mari tropicali, un misto di azzurro e turchese, liscio come un piatto di porcellana e duro come il cemento non lascia penetrare facilmente le punte delle mie piccozze. Questo muro non finisce mai, Max da sotto mi incita a non mollare ma la sua verticalita’ aumenta man mano che mi allontano dal mio compagno. Gli ottanta gradi li ho gia lasciati alle spalle, i novanta gradi li ho sotto le punte dei miei ramponi ed i novantacinque gradi mi aspettano al varco. Mi sembra di arrampicare su una volta azzurra e liscia ed i polpacci gridano vendetta. E’ piu’ di un ora che sono appeso a questo cielo turchese e le braccia incominciano a farsi sentire,a 6000m l’ossigeno per i muscoli e’ quello che e’ e devo accontentarmi. La corda scorre lenta e Max si allontana sempre piu’. Dopo lo strapiombo, il coluar che segue mi sembra una passeggiata, settanta gradi non sono poi molti. I settanta metri della corda buona sono finiti e cosi’ proseguo assicurandomi alla solita corda coreana. Centoquaranta metri di tiro e finalmente posso tirare il fiato assicurato a due buoni chiodi su roccia. Mi godo il tepore del sole che ha fatto capolino da dietro la parete, i polpacci possono finalmente tirare il fiato e gli avambracci rilassarsi. Aspetto che Max mi raggiunga issandosi lungo la corda fissa, il prossimo tiro sara’ suo. Non dovrebbe mancare molto per uscire sul plateau sommatale, ma da sotto le distanze ingannano. Erano le quattro e cinquanta quando la sveglia ci ha tirato giu dal letto. Una buona colazione e via. La giornata e’ limpida e serena, una rarita’ da queste parti. La salita lungo le corde fisse rimane la solita storia, traccia da fare e corda da dissotterrare, una faticaccia che ci dividiamo equamente. Sono solo le nove e gia abbiamo lasciato ottocento metri di parete sotto di noi, siamo felici ma anche un po preoccupati per quello che ci aspetta. La parete di ghiaccio, vista dal campo base col binocolo, non lascia spazio a passeggiate. Non esistono punti deboli, bisogna prenderla di petto. Parto dalla sosta che avevo fatto sei giorni fa, la neve alle ginocchia ed il fiatone grosso. Appena giro lo spigolo e’ il verde azzurro a predominare, basta neve ora solo ghiaccio. La sosta che faccio e’ di quelle scomode, appese. Due chiodi da ghiaccio e ramponi piantati di punta, le comodita’ sono finite. E’ difficile descrivere le sensazioni di questi momenti, forse non vorresti essere mai salito fin qui.

Oramai la parete e’ sotto di me e Max mi ha raggiunto. Due pacche sulle spalle valgono piu’ di mille parole. La parete, ora, si restringe in un colatoio, un misto di roccia e ghiaccio difficile da proteggere. Max e’ molto bravo a superare questo tratto, poi scompare alla mia vista. Mi rimane solo una corda che sale lentamente ed una montagna di neve e ghiaccio che mi arriva in testa dall’alto, frutto del lavoro dei ramponi e delle picche di Max. Il tempo sta volgendo al brutto e le folate di vento portano gia la prima neve. La corda e’ finita e cosi’ il nostro sogno di poter uscire oggi dalla parete. Non ci rimane che scendere, sara’ per la prossima volta.


Saluti

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