Nuptse 2007 DIARIO DI VIAGGIO
19 maggio 2007
QUANDO LA MORTE ARRIVA DALL'ALTO
E’ solo della corda bianca ed un sacco di tela a tenere assieme quello che rimane dei due coreani. Un groviglio di arti e pezzi pigiati in un sacco. Le loro teste sono rimaste lassu, assieme ai loro sogni, ai loro pensieri, strappate dalla violenza della neve e nascoste chissa’ dove. La valanga non gli ha risparmiati, un volo da 8500m fino al campo 2 a 6400m. Docidi persone per portarli a valle lungo il labirinto dell’ Ice Fall e due giorni di tempo. Ora le due scale di alluminio, due barelle improvvisate sfilano in silenzio in mezzo al campo, un avanzare lento e scomposto su questo terreno disseminato di sassi, blocchi di ghiaccio e tende colorate, l’elicottero romba in fondo al campo, un profilo scuro contro il cielo che con le sue pale che ferisce l’aria in attesa delle salme. Gli amici piangono in silenzio, gli occhi lucidi seguono quel che rimane dei loro compagni, le gambe stanche si muovono come automi, gli altri mormorano in silenzio una preghiera. Ognuno raccomanda al proprio dio l’anima di questi sfortunati. Di colpo e’ sceso il silenzio sul campo, altri due di noi che se ne vanno coi piedi in avanti. Sono gia tre in pochi giorni e la tensione che aleggia e’ palpabile.
La morte ogni tanto allunga la mano e si prende qualcuno. Chi se ne va non e’ certo il piu’ fesso o il piu’ imprudente. La morte non distingue fra ricchi, forti e belli e’ solo un prendere nel mucchio. Forse non bisogna trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Molte volte mi chiedo che senso abbia salire queste montagne. Non capisco cosa mi spinga a salire sempre piu’ in alto. Non so cosa vado cercando su queste creste battuta dal vento, su queste pareti dove la neve sta appesa come le foglie d’autunno. Eppure lassu’ sono felice, sereno. Gli occhi si riempiono di quel silenzio immenso, l’orizzonte spazia infinito e la mia piccolezza si gratifica di questo. Forse e’ proprio il sentirmi cosi’ piccolo che mi da la forza di proseguire nella mia ricerca. Non cerco ne gloria ne successo, questi li lascio a chi e’ piu’ bravo di me, ma quella pace che scaturisce dalla consapevolezza di essere un piccolissimo ingranaggio di qualcosa di infinito. Lassu’ la paura ti attanaglia lo stomaco ma l’aria e’ cosi’ limpida che la tua mente puo volare, trasportata dai sogni e dai ricordi.
Migma, il nostro cuoco, una persona squisita e saggia, mi ha donato una collana con l’immagine del Dali Lama, un dono per lui sicuramente molto prezioso. Me l’ha donato col cuore, sicuro che assieme alle sue preghiere, potra’ proteggermi dai pericoli. La sua vita e’ molto legata alla preghiera, ringrazia la montagna quando siamo di ritorno al campo, prega la mattino quando partiamo. Questa collana la porto volentieri, non perche’ sono superstizioso, ma perche’ mi riempie il cuore di gioia vedere la luce che si accende nei suoi occhi ogni volta che la medaglia appare sul mio petto.
E’ gente povera che vive ai bordi della nostra societa’ cosi’opulenta e grassa, gente con poche rupie in tasca ma con tanta saggezza. Una volta mi credevo di poter insegnare loro di tutto, ora ho capito che posso solo imparare. Imparare a stare a questo mondo in punta dei piedi, con un ombra piccola che non dia fastidio a nessuno, dove le parole siano sussurrate e le voci degli altri ascoltate. Dove i sorrisi non debbano mai mancare.
Uno Yak strofina pigramente il muso su un sasso incurante di tutto, la neve della notte gli si e’ sciolta sulla schiena e grosse gocce d’acqua scivolano lente lungo il suo mantello grigio raccogliendosi in una pozza ai suoi piedi, mi osserva pigramente ed i suoi enormi occhi neri brillano alla luce di un giorno sereno. Chissa’ cosa pensera’ di me.
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