Nuptse 2007 DIARIO DI VIAGGIO
22 maggio 2007
LA GRANDE ONDA
Il frontalino fa quel che puo, la sua luce e’ assorbita dal nero della roccia, la neve ed il ghiaccio sono spariti, sciolti dal sole implacabile dell’estate che sta arrivando. Gli omini di pietra che avevamo eretto sulla neve si confondono oramai col fondo roccioso, mischiati inesorabilmente ad altri sassi. E’ l’istinto che ci guida lungo questa parte di tracciato, ma quando all’improvviso appare l’acqua tutte le nostre sicurezze svaniscono. E’ un mare nero e piatto quello che ci si para difronte, che i nostri frontalini fanno fatica ad inquadrare. Ma dove siamo finiti? E il primo commento di Max, mai prima d’ora avevamo incontrato un lago sul nostro percorso, nemmeno mai intravisto dall’alto ed allora dove siamo. Il sospetto che mi arriva in testa aumenta man mano che il giorno si fa strada, che la luce si insinua tra le pieghe della notte che se ne va. L’enorme masso che usavamo come deposito, che custodiva geloso la nostra attrezzatura, boccheggiava in mezzo al lago, sommerso quasi tutto con solo un lembo ancora in superficie, quasi un ultimo respiro prima del collasso. A pochi metri dalla riva i nostri due caschi, unica cosa piu’ leggera dell’acqua, se ne stavano chiusi nella morsa del ghiaccio, intrappolati a questa entita’ liquida e profonda. E’ successo che in soli tre giorni, la valle ai piedi della parete, si e’ riempita di acqua di fusione per oltre quattro metri d’altezza, un lago, e tutta l’attrezzatura e’ rimasta sotto.
Se qualcuno avesse potuto osservarci in quel momento, avrebbe visto due persone sedute su un masso, ai bordi di un lago con la testa tra le mani, avvolti da una nebbia fitta. Forse qualche lacrima e’ andata ad ingrossare queste acque nere mentre la delusione cresceva dentro di noi. Era il giorno giusto per completare la prima parte di via, finire quei trenta metri di parete e salire sul plateau sommatale per assaggiare la cresta. Il bel tempo non ci aveva certo aiutato fin ora, sempre neve ogni giorno ma finalmente il bel tempo era arrivato, una giornata limpida e serena affogata pero’ in questo lago.
Avremmo, forse, potuto recuperare nel campo un po’ di materiale, ma la delusione ed il segnale che la montagna ci ha lasciato ci ha indotto a prendere la via di casa. Questa montagna, ora, ci faceva paura. La grinta, l’entusiasmo si salire si era sciolto ai nostri piedi, nelle acque torbide del lago. Il ritorno e’ stato silenzioso, occhi lucidi e gambe pesanti come macigni coi caschi che gocciolavano desolati dai nostri zaini.
A Migma, il nostro cuoco, sono bastate due occhiate per capire che il nostro sogno finiva qua, niente domande da parte sua. Due birre appaiono come d’incanto nelle sue mani.. sono contento del vostro ritorno….
Sdraiati al sole delle belle giornate calde la delusione si e un po’ affievolita ed ammiriamo orgogliosi il nostro tracciato. La linea che abbiamo disegnato su questa parete di 1200m serpenteggia tra nevai, roccia , ghiaccio, seracchi e canali. La mente ritorna ai passaggi difficili, al ghiaccio duro, alla neve fonda. ”La Grande Onda” e’ il nome di questa via, una parte di sogno ancora lungo da terminare ma che ci vedra’ sicuramente l’anno prossimo di nuovo qui, a rimetterci in gioco, a condividere fatiche e paure lungo questa cresta fantastica.
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