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Diego Giovannini

OJOS DEL SALADO MT.6893 - CILE

DIARIO DI VIAGGIO

26 dicembre 2006


Sento solamente il mio respiro, stesso ritmo e stessa intensità ad ogni passo. Lo scontrarsi con il piumino mi impedisce di ascoltare il silenzio che regna intorno a me. Le mie orecchie sono infastidite da questo continuo rumore e quindi decido di fermarmi e di togliermi la giacca. Il sole ormai sta lentamente mangiando le ombre della notte e fra un po’ arriverà ad illuminarmi il sentiero. Fin qui mi sono affidata alla piccola lampada frontale che prudentemente mi ha indicato la via e, a me stessa. E’ solamente un’ora che ho lasciato il campo base e penso a Diego, chiuso ancora nel suo sacco a pelo, in attesa del momento di partire. Può permettersi infatti di prendere il treno successivo perchè più veloce e senza fermate, come piace a lui...
La mia mente corre veloce, la fatica è accompagnata da mille pensieri, è impossibile non pensare in questi frangenti. Rivivo l’emozione della partenza, lo staccarsi dalle cose familiari e quotidiane per ritagliare un angolo tutto mio che ora, passo dopo passo, sento più vivo che mai.


Mi sento benissimo e questo mio “star bene” mi aiuta tantissimo a salire...la testa molto spesso ti porta in cima più delle gambe!!! Sono già a quota mt 5800 al rifugio Tejos. Mi accoglie una ragazza spagnola che ha dovuto rinunciare alla salita per via del mal di testa e del vomito. Proseguo e raggiungo in poco tempo un altro amico spagnolo. E’ seduto in mezzo al sentiero, in compagnia della sua mountain bike. Ci aveva parlato del suo progetto di arrivare in cima all’Ojos del Salado con la bici. “Il mondo è bello perchè è vario” penso e proseguo. Il sentiero si fa sempre più ripido ed è sempre più difficile camminare, i miei piedi spariscono ad ogni passo, prigionieri della sabbia, poi risalgono decisi per ricadere nuovamente in queste terribili trappole. Ho la sensazione di camminare su un organismo vivo! Come da programma evito il piccolo ghiacciaio e prendo la direttissima. A prima vista il percorso mi sembra migliore, la sabbia che mi ha portato fin qui, ora lascia il posto ad una miriade di sassi di varie dimensioni. In lontananza scorgo Diego, impossibile non riconoscere il suo passo e i suoi capelli biondi al vento. Guadagna terreno in modo invidiabile. Mi fermo ad osservare il panorama che mi circonda e ne approfitto per prendere fiato.
Mi bastano pochi passi per capire che salire i prossimi duecento metri di dislivello sarà un inferno. Niente è stabile, tutto si muove sotto il peso del mio corpo, l’equilibrio è molto precario ed anche i bastoni fanno fatica a svolgere il proprio ruolo. Salgo di un passo e scivolo indietro di due...mi consola solamente il fatto che anche Diego è nella mia stessa situazione. Lo vedo infatti arrancare tra un masso e l’altro, alcuni passi veloci e decisi, per poi riposare appoggiato sui bastoni, questa è la sua tattica...Mi raggiunge e lo vedo sparire subito dopo nel cratere. Il respiro si fa sempre più difficile, nella parte finale mi fermo spesso a riposare. Ancora pochi metri e sono in cima all’Ojos del Salado a quota 6893 mt. Mi sento una piccola formica all’opera, di fronte alla grandezza del mondo. La consapevolezza di quanto siamo creature fragili ed indifese si fa sempre più strada dentro di me, così come la consapevolezza che se sono arrivata fino a qui è perchè qualcuno più grande di me, me lo ha permesso.
Mi guardo intorno, respiro e inconsapevolmente mi abbandono ad una condizione essenziale dell’animo umano: la pace!.
Il vento secco accarezza i nostri corpi, il cielo è completamente libero e di un azzurro invidiabile, le montagne brulle sembrano attendere qualche gradita visita, poco frequente in questi luoghi dove tutto è assenza. In un batter d’ali siamo nuovamente al campo base. La jeep che ci riporterà ancora in giornata a Copiapò è pronta. Bere un the e smontare il campo sono un tutt’uno. Si parte. Il mio sguardo corre veloce attraverso il finestrino, così come i miei pensieri, concentrati sulla citazione di un poeta francese. “Più l’uomo vede, più desidera vedere”.

Orietta

 

 


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